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1729–1799

FRAMMENTO DI UN'ODE SULLA CHINACHINA

Giuseppe Parini

Oh corteccia possente, oh raro dono Che, per uman conforto, Fin dal regno degl'Inchi il mar traduce, Poi che fu tua mercè, se or salvo io sono,

A te fervida luce D'eterni carmi debitore apporto; Sì che in Parnaso a gloria tua si veggia Quanto a me sii più cara

Di questa fronda avara Che le mie tempie inutilmente ombreggia. Lasso! fra pochi giorni interno foco Di febbre contumace

Erasi ancor ne le mie vene accenso. E ben che un dì parea lenisse un poco Quell'empio ardore intenso, Ah l'altro, ahimè, quanto venia più audace!

Così tiranno a cui fierezza è scudo Sa incrudelir più lento Coll'industre tormento Onde al confronto poi torni più crudo.

Ma tu per me fosti l'eroe che vola In soccorso de' buoni, Seco traendo insuperabil forza: E tra il popol che piagne e si consola,

Corre a la reggia, sforza Le ferree porte; e in fra le grida e i suoni Entra, e col ferro minacciando stride, E la truce coorte

E i ministri di morte, E il fier tiranno in un momento uccide. Tal tu venisti: e in un balen sen giacque Dal valor che t'inspira

La mia febbre tiranna oppressa e spenta. Dolce riposo che nel sen mi nacque Calmò la víolenta Turba de' nervi, e i fieri moti e l'ira...

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