O gl'Insubri e l'Itala
E l'ostro alto Romuleo
DURIN co' pregi tuoi nato ad ornar,
Non mai deltutto misero
Colui sarà che nobili
Del core ha moti e vivo immaginar.
Prostrato il vulgo giacesi
Da la fortuna, e torpido
Fa di se stesso a sé pondo e dolor.
Ma Quei, come fa scitico
Arco audace a la rigida
Corda contrasto col natìo vigor,
Così di sotto al carico
S'alza de' mali; e libero
Spiega sovente i suoi pensieri a vol;
Qual farfalla che i varii
Apre color per l'aria,
E il rude involto suo neglige al suol.
Destan con atra immagine
I danni che il percotono
Spesso ne' petti altrui doglia e pietà:
Ed Egli allor con l'animo
E con la mente fervida
Per mille di piacer vie se ne va:
Per vie che al ricco e all'avido
Di fasto o di dominio
Già mai da misurar date non fien:
O se la noia a premere
Li viene; o il destin volgesi;
O se avvinti podagra acre li tien.
Or col pensiero Ei levasi
Alto sopra l'arbitrio
De' tiranni a stagion ch'or non è più.
E gode innanzi a libere
Genti veder con l'Egida
Alto imbracciata camminar virtù...