Te dal numero ancor de' fidi amici
Te mi rapì la invidiosa morte:
E d'affanno e i lagrime infelici
Contaminò mia sorte.
Non più i cari alternar dell'alme affetti
O i generosi studj a me fia dato;
Non più a me il tuo canto almi diletti
Libando esser beato;
Sia che de' cigni più sublimi al paro
I toschi modi ordissi, o che desìo
Nascesse in te di gir famoso e chiaro
Col tuo sermon natìo.
Giace la cetra, ed a la fredda mano
Di dolce melodia più non risponde;
Indomito silenzio occupa il vano
Che per te sempre asconde.
Ahi come vanno impetuosi e lievi
Gli anni fuggendo! Tu pur ieri adulto
Me giovinetto di tua man volgevi
De le Pierie al culto:
E i sacri boschi e le sincere fonti
M'additavi di Pindo, e l'erta cima,
E i calli alpestri onde forz'è che monti
Chi vera gloria estima.
Io de' bei detti tuoi nell'alta mente
Facea tesoro, e tu n'hai lode in parte,
Se alcun ramo di lauro il Dio lucente
A questo crin comparte...