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1729–1799

ALCESTE

Giuseppe Parini

Ne' più remoti secoli Apparver strane cose, Che poi son favolose Credute a questa età.

Lascio conversi in alberi In sassi in fonti in fiumi E gli uomini ed i numi, Cose che il vulgo sa.

Sol parlo d'un miracolo, Ch'or niegan le persone, Non so se per ragione O per malignità.

Questo è una donna egregia, Che per salvar da morte Uno infermo consorte Lieta a morir sen va.

Ed ei, da morte libero E da la moglie insieme, Odia la vita e geme E vuol la sua metà.

Fin che un amico intrepido Per lui sceso a lo inferno, La toglie al fato eterno; E intatta a lui la dà.

Alceste, Admeto ed Ercole A te gentil cantore Poetico furore Veggo che inspiran già.

Dunque il bel caso pingine; E fa de' prischi tempi Veri parer gli esempi D'amore e d'amistà.

Sai che d'Admeto pascere Febo degnò gli armenti: Sai che de' suoi lamenti Ebbe di poi pietà.

Oh quanto a tai memorie Avrà diletto! Oh quanto Dal sublime tuo canto Rapito penderà!

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