Skip to content
1809–1850

UNA SUPPLICA

Giuseppe Giusti

Prego Vostra Eccellenza di darmi un passaporto: questa vita da morto vince la sofferenza;

per vita voglio dire la piana e l'usuale, e non quell'altra tale che non lascia dormire.

Il nostro è un bel paese, ma, a dirla, m'ha seccato; più d'uno che c'è nato, vede, ci fa l'inglese:

e anch'io delle freddure di noi penisolani, oramai, creda pure, me ne lavo le mani.

Io non viaggio mica per il minimo scopo; non vo' pensare al dopo, non vo' durar fatica.

Quel che vuol nascer nasca; andrò dove mi porta il vapore e la tasca, sempre per la più corta.

Di Storia, di Bell'Arti n'ho troppo a casa mia; vado, per andar via, e per provare i sarti.

Così batto la piana, e mi levo d'impegno: eh lo so, coll'ingegno s'impazza alla Dogana.

Con questi sentimenti, che dice? spererei veder arcicontenti tutti de' fatti miei.

Ma già del mio Governo son nato, mi conservo, e viverò in eterno umilissimo servo.

A volte, sento dire, scusi, che dànno il foglio per beccar quelle lire; ma sotto c'è l'imbroglio

d'un rabesco segreto, che scopre ai letterati del birresco alfabeto i sani e gl'impestati.

Per girar spensierati di città in città, e da Erode a Pilato senza difficoltà,

(se di parer son degno ferro di polizia) la mi ci metta un segno che significhi spia.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
UNA SUPPLICA · Giuseppe Giusti · Poetry Cove