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1809–1850

TEORIA DEL QUIETO VIVERE

Giuseppe Giusti

Che le cose del mondo vanno prese a un tanto la calata io l'ho sentito dire più e più volte al mio paese. Chi fa così non perde l'appetito,

dorme sonni tranquilli e nella bara scivola grasso, fresco e colorito. Ma io questa tal vita, anima cara, a dirtela, fin qui non l'ho imparata.

So che vivendo a vivere s'impara, ma sento che la testa ossificata non è capace di capacitarsi della gran teoria soprallodata.

L'animo, poveretto, è di sì scarsi, di sì deboli numeri, che in fondo sarìa prima disposto a ripiegarsi che a sforzarsi a voler esser giocondo,

quando le cose gli vanno attraverso, quando vede attraverso andare il mondo. In questo legno non c'è via né verso di tagliarci uno scettico: d'un saio

voler fare un mantello è tempo perso. E di me voler fare o Tizio o Caio, levarmi dal mio passo naturale è come pestar l'acqua nel mortaio.

Così son nato e resterò tal quale.

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