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1809–1850

SIGNOR MIO, SIGNOR MIO...

Giuseppe Giusti

Signor mio, Signor mio, sento il dovere di ringraziarvi a fin di malattia, per avermi lasciato tuttavia della vita al difficile mestiere.

Se sia la meglio andare o rimanere, io non lo so, per non vi dir bugia: voi lo sapete bene, e così sia: accetto, vi ringrazio, e ci ho piacere.

Che se mi tocca a star qui confinato perché il polmone non mi si raffreschi, ci sto tranquillo e ci sto rassegnato. Io faccende non ho, non ho ripeschi;

non sono un oste o un ministro di Stato, che mi dispiaccia il non veder Tedeschi.

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