Che ci dice il barometro? Par che annunzi burrasca. Meglio. Scusi, a proposito,
se vo di palo in frasca: l'ha veduta la Civica? L'ho veduta. Le piace?
Non me n'intendo. È un ridere. Che guerrieri di pace! Che la pigliano in celia?
In celia? e non fo chiasso! La pigliano sul serio! per questo mi ci spasso. Fate male.
M'arrestino! O la scusi: che quella le par gente da battersi? O to', sarebbe bella!
Una volta che il Principe le arrischia armi e bandiere, che gliele dà per dargliele? La mi faccia il piacere!
Già la lo sa... Diciamola qui, che nessun ci sente: ci crede lei? Moltissimo!
Io non ci credo niente. Per me queste commedie di feste e di soldati, son perditempi, bubbole,
quattrini arrandellati. Può essere. Può essere? è senza dubbio... In fondo,
con quattro motuproprii, che mi rimpasta il mondo? Dicon di sì. Lo dicano:
altro è dire, altro è fare. Eh, crederei! Le chiacchiere non fan farina.
Pare! E poi, quelli che mestano presentemente, scusi, con me la può discorrere,
o che le paion musi? Non so. Non vada in collera; badi, sarò una bestia;
ma lei, sia per incomodi, sia per troppa modestia, sia per disgusti, eccetera, da non rinfrancescarsi,
ci servì nelle regole!... Cioè dire? A ritirarsi. Oh, per codesto, a perdermi
ci si guadagna un tanto: lo volevano? l'ebbero: la cosa sta d'incanto! Ora armeggiano, cantano,
proteggono i Sovrani, hanno la ciarla libera, lo Stato è in buone mani; va tutto a vele gonfie!
il paese è felice: si vedranno miracoli! La dice lei, la dice. Badi, se la mi stuzzica,
è un pezzo che la bolle! Miracoli! Spropositi da prender colle molle!
Oh, là, là. Senza dubbio! e il male è nelle cime. Pover'a voi! chetatevi!
Quella gente sublime? Creda... Zitto, linguaccia, facciamola finita.
Creda sul mio carattere, non ne voglion la vita. Oh, non ci posso credere: se mai, me ne dispiace.
Dunque, siccome è storia, metta l'anima in pace. Vuol ella aver la noia di sentire a che siamo?
Per me fo presto a dirglielo. Anima via, sentiamo. In primis et ante omnia, sappia che gl'impiegati,
con codesti Sustrissimi son tutti disperati. A quell'ora, lì, al tribolo: e, o piova o tiri vento,
non c'è Cristi: Dio liberi, a sgarrare un momento! Nulla nulla, l'antifona: «Signore, ella e' pagato
non per fare il suo comodo, ma per servir lo Stato. La m'intenda, e sia l'ultima». Alla larga!
O la veda se a tempo suo... Chetiamoci! Adunque la mi creda.
La ride? Aspetti al meglio! Quand'uno è lì, bisogna per se' ore continue, peggio d'una carogna,
assassinarsi il fegato, logorarsi le schiene; e c'è anco di peggio, che bisogna far bene.
Se no, con quella mutria: «Noi, non siamo contenti: noi vogliamo degli uomini capaci, onesti, attenti;
degli uomini che intendano qual è il loro dovere». Ma eh? Pare impossibile!
Son quelle le maniere? Di se' ore di gabbia, con lei, sia benedetto e' ne potevan radere,
non è vero? un paietto. Mezz'ora, a dondolarsela prima d'andare al sizio; un'altra mezza, a chiacchiera
girando per l'uffizio; un'altra, sciorinandosi fuori con un pretesto: e un'altra, sullo stendere,
andando via più presto. Poi la fede del medico ogni quindici giorni; i bagni; un mese d'aria
qui per questi dintorni; via, tra ninnoli e nannoli, e' si potea campare. Ora? bisogna striderci,
o volere o volare. Eccoli là che sgobbano piantati a tavolino; e lì coll'orologio,
e diciotto di vino. Che le pare? Seccaggini! Ma mi burla! E' si lascia
rifiatare anco un bufalo! Quelli? o dente o ganascia. Senta! un povero diavolo che sia nato un po' tondo,
senza un modo di vivere, senza un mestiere al mondo; che noiato di starsene lì bruco e derelitto
cerchi di sgabellarsela all'ombra d'un Rescritto; non c'è misericordia: «Scusi, le vengo schietto:
il posto che desidera, veda, è difficiletto: ella, non per offenderla, ma non è per la quale».
È carità del prossimo? Carità liberale! E vo' potete battere, vo' potete annaspare!
Moltiplicar le suppliche, farvi raccomandare, impegnarci la moglie, le figliole... è tutt'una!
Con questi galantuomini, chi sa poco, digiuna. Guardi, non voglion asini! Cari!
Gesusmaria! S'è vista mai, di grazia, questa pedanteria? Del resto poi, son umili,
son discreti, son savi, fanno il casto, millantano di non volere schiavi!... Filantropi, filantropi,
filantropi, amor mio! Dia qua, la non s'incomodi, gliela poserò io. Giacché ci siete, o Ventola...
Comandi. Il fuoco è spento; pigliate un pezzo. Subito,
la servo nel momento. Del resto, per concludere, io, con tutta la stima di tutti... ho a dirla?
Ditela. Si stava meglio prima. Non saprei. Per esempio,
dica, secondo lei, questa baracca, all'ultimo, come andrà? Non saprei.
Oh, male! Tutti scrivono, tutti stampano, tutti dicon la sua. Bravissimi!
Senta, son tempi brutti! Perché? Quando un sartucolo, un oste, un vetturale
la se lo vede in faccia compitare un giornale; quando il più miserabile le parla di diritti;
e' non c'è più rimedio, i governi son fritti! Bene! Quelli s'impancano
a farci il maggiordomo; questi a trattare il Principe come fosse un altr'uomo. Benone!
Uno s'indiavola, un altro s'indemonia... Questa è la vita libera? Questa è una Babilonia.
Che volete? S'imbrogliano, e vanno compatiti. O quella di pigliarsela sempre co' Gesuiti,
non si chiama uno scandolo? Codesta, a dire il vero, è una cosa insoffribile! La dica un vitupèro!
O toccare il vespaio di chi gli può ingollare, non è un volerle? O cattera,
lasciategliele dare. E che crede, che dormano Dove? In Oga Magoga?
Eh! chi lo sa? Che durino! Per adesso si voga, ma se l'aria rannuvola?
Che annuvola per noi? Vero! bene! bravissimo! Li vedremo gli eroi! Che andate via?
La lascio, perché sono aspettato. Se avete un'ora d'ozio... Grazie, troppo garbato.
Una zuppa da poveri... Da poveri? Gnorsìe! Anzi... Non vedo un'anima!
Guardi che porcherie! Eh, gua'!... Ma la non dubiti, siamo ben cucinati!
Questo, se mai, lasciatelo a noi sacrificati. A loro? a noi! Finiamola,
non tocchiamo una piaga!... Addio. Povera vittima, con quel tócco di paga!
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