Sandro, i nostri padroni hanno per uso
di sceglier sempre tra i servi umilissimi
quanto di porco, d'infimo e d'ottuso
pullula negli Stati felicissimi:
e poi tremano in corpo e fanno muso
quando, giunti alle strette, i serenissimi
sentono al brontolar della bufera
che la ciurma è d'impaccio alla galera.
Ciurma sdraiata in vil prosopopea,
che il suo beato non far nulla ostenta,
gabba il salario e vanta la livrea,
sempre sfamata e sempre malcontenta.
Dicasterica peste arciplebea,
che ci rode, ci guasta, ci tormenta
e ci dà della polvere negli occhi,
grazie a' governi degli scarabocchi.
Sempre l'uom non volgare e non infame
o scavalcato o inutile si spense,
o presto imbirbonì nel brulicame
dell'altre arpie fameliche e melense:
così sente talor di reo letame
l'erba gradita alle frugali mense,
così per verme che la fori al piede
languir la pianta ed intristir si vede.
O Principi reali e imperiali,
gotico seme di grifagni eroi,
forse accennando ai lupi commensali
nelle veci dell'Io stampate il Noi?
Spazzateci di qui questi animali
parassiti del popolo e di voi,
questa marmaglia che con vostro smacco
ruba a man salva, e voi tenete il sacco.