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1809–1850

PROLOGO

Giuseppe Giusti

Sandro, i nostri padroni hanno per uso di sceglier sempre tra i servi umilissimi quanto di porco, d'infimo e d'ottuso pullula negli Stati felicissimi:

e poi tremano in corpo e fanno muso quando, giunti alle strette, i serenissimi sentono al brontolar della bufera che la ciurma è d'impaccio alla galera.

Ciurma sdraiata in vil prosopopea, che il suo beato non far nulla ostenta, gabba il salario e vanta la livrea, sempre sfamata e sempre malcontenta.

Dicasterica peste arciplebea, che ci rode, ci guasta, ci tormenta e ci dà della polvere negli occhi, grazie a' governi degli scarabocchi.

Sempre l'uom non volgare e non infame o scavalcato o inutile si spense, o presto imbirbonì nel brulicame dell'altre arpie fameliche e melense:

così sente talor di reo letame l'erba gradita alle frugali mense, così per verme che la fori al piede languir la pianta ed intristir si vede.

O Principi reali e imperiali, gotico seme di grifagni eroi, forse accennando ai lupi commensali nelle veci dell'Io stampate il Noi?

Spazzateci di qui questi animali parassiti del popolo e di voi, questa marmaglia che con vostro smacco ruba a man salva, e voi tenete il sacco.

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