Di sì nobile Congresso si rallegra con se stesso tutto l'uman genere. Trai potenti della penna
non si tratta, come a Vienna, d'allottare i popoli. E per questo un tirannetto da quattordici al duetto
grida: — Oh che spropositi! Questo principe toscano, per tedesco e per sovrano, ciurla un po' nel manico.
Lasciar fare a chi fa bene? Ma badate se conviene! via, non è da principe. Inter nos, la tolleranza
è una vera sconcordanza, cosa che dà scandalo. Non siam re mica in Siberia: Dio 'l volesse! Oh che miseria
cavalcar l'Italia! Qui, nell'aria, nel terreno, chi lo sa? c'è del veleno: buscherato il genio!
Un'Altezza di talento questo bel ragionamento faccia a se medesimo: se la stessa teoria
segue, salvo l'eresia, il morale e il fisico; anco il lume di ragione, per virtù di riflessione,
cresce e si moltiplica. E siccome a chi governa è nemica la lanterna che portò Diogene,
dal mio Stato felicissimo (che per grazia dell'Altissimo serbo nelle tenebre) imporrò con un decreto
che chi puzza d'alfabeto torni indietro subito; e proseguano il viaggio, purché paghino il pedaggio,
solamente gli asini. Ma quel matto di Granduca di tener la gente ciuca non conosce il bandolo.
Qualche birba lo consiglia, o il mestare è di famiglia vizio ereditario. Guardi me, che so il mestiere,
e che faccio il mio dovere propagando gli ebeti. Per antidoto al progresso, al mio popolo ho concesso
di non saper leggere. Educato all'ignoranza, serva, paghi, e me n'avanza: regnerò con comodo.
Sì, son Vandalo d'origine, e proteggo la caligine, e rinculo il secolo. Maledetto l'Ateneo,
che festeggia il Galileo, benedetto l'Indice.
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