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1809–1850

PARTE SECONDA

Giuseppe Giusti

Lì tra le giovani nuore slombate, e tra le suocere rintonacate;

tra diplomatiche giubbe e rabeschi, e croci e dondoli ciarlataneschi;

veggo l'antitesi di quattro o sei eterogenei grugni plebei.

A me che ho reproba la fantasia per democratica monomania,

piacque lo scandalo dei dommi infranti in quel blasonico Santo dei Santi;

ma poi ficcandomi là tra le spinte, mi stomacarono tre laide grinte.

Una è crisalide d'un quondam frate: oggi per celia si chiama abate;

ma non ha cherica, non ha collare; devoto al pentolo più che all'altare.

Caro ai gastronomi per dotta fame; temuto e celebre per fama infame,

narrando cronache e fatterelli, magagne e debiti di questi e quelli;

compra se biasima, vende se loda, e per salario lecca la broda.

Gratificandosi fanciulle e spose, gioca per comodo; e mamme uggiose

e paralitici irchi divaga; ruba, fa ridere, perde e non paga.

È l'altro un nobile tinto d'ieri, re cristianissimo de' re banchieri.

Scansando il facile prete e la scure, già dilettavasi di basse usure:

oggi sollecito d'illustri prese, sdegnando l'obolo camaldolese,

nel nobil etere sorse veloce, e al paretaio piantò la croce.

Come putredine che lenta lenta strugge il cadavere che l'alimenta,

e propagandosi dai corpi infermi par che nel rodere s'attacchi ai vermi;

così la rancida muffa patricia, da illustri costole senza camicia

spinte dal debito allo spedale, s'attacca all'ordine della cambiale;

e già ripopola corti e casini una colonia di scortichini.

Di quei Lustrissimi l'odio sommesso lo scansa e inchinasi nel tempo istesso;

ed ei burlandosi d'odii e d'onori, conta e girondola tra i debitori.

Il terzo è un profugo, perseguitato peggio d'un utile libro stampato

senza le barbare al birro e al clero gabelle e decime sopra il pensiero.

Ferito a Rimini, quest'infelice scappò di carcere (almen lo dice);

errò famelico, strappato ed egro; si sogna il boia, ma dorme allegro.

O della patria sinceri figli, degni d'un secolo che non sbadigli!

Con voi, magnanimi, non entri in lega chi del patibolo si fa bottega.

Come Alcibiade variando norme, questo girovago proteiforme,

trasfigurandosi, tende la rete; a Londra è un esule, a Roma è prete.

Briaco a tavola co' ciambellani, ai re fa brindisi oggi; domani

vien meco, e recita O Italia mia! Le birbe inventano che fa la spia.

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