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1809–1850

PARTE PRIMA

Giuseppe Giusti

In una storica casa, affittata da certi posteri di Farinata,

a scelto e splendido ballo c'invita Chilosca, gotica beltà sbiadita.

Come, per magico vetro, all'oscuro, folletti e diavoli passar sul muro,

maravigliandosi, vede il villano che corre al cembalo del ciarlatano;

tali per l'intime stanze in confuso, cento s'affollano, sporgendo il muso,

Baroni, Principi, Duchi, Eccellenze, e inchini strisciano e reverenze.

Un servo i ciondoli tien d'occhio, e al centro le borie anticipa di chi vien dentro.

Fra tanti titoli nudo il mio nome, strazia inarmonico gli orecchi, come

in una musica solenne e grave un corno, un oboe fuori di chiave.

Con un olimpico cenno di testa, la tozza e burbera dea della festa,

benedicendoci dal suo divano, c'insacca al circolo a mano a mano.

In brevi rauchi scipiti accenti pagato il dazio de' complimenti,

stretto per l'andito sfila il bon ton; si stroppia, e brontola: Pardon pardon.

O quadri, o statue, o sante travi, che del vernacolo rozzo degli avi

per cinque secoli nauseate, coll'appigionasi vi compensate:

soffrite l'alito d'un paesano che per buaggine parla italiano.

Là là inoltrandomi pigiato e tardo, fra ciuffi e riccioli m'allungo e guardo

ove mefitici miasmi esala una caldaia chiamata sala.

Come, per muoversi d'occulto ingegno, girano e saltano gruppi di legno

su questi ninnoli della Germania; così parevano presi alla pania,

così scattavano duri, impiccati, fantasmi e scheletri inamidati.

Ivi non gioia non allegria, ma elegantissima musoneria;

turate l'anime, slargati i pori a smorti brividi di flosci amori;

gergo di stitica boria decente, ciarlio continuo che dice niente.

Ecco si rompono partite e danze: s'urta, precipita nell'altre stanze

la folla, e assaltano dame e signori bottiglie intingoli e servitori.

Per tutto un chiedere, per tutto un dare, stappare, mescere, e ristappare;

un moto, un vortice di mani impronte, e piatti e tavole tutte in un monte.

Oltre lo stomaco, da quella cena molti riportano la tasca piena;

e nel disordine, nel gran viavai, spesso ci scappano anco i cucchiai.

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