Skip to content
1809–1850

LE PIAGHE DEL GIORNO

Giuseppe Giusti

Ma sai che questi strepiti sono un brutto gingillo! Secondo orecchi. E all'ultimo?

Indovina grillo. Sì, tu la pigli, al solito, a un tanto la calata; ma io...

Sentiamo. A dirtela, io la veggo imbrogliata. Imbrogliata? Per gli asini;

ma non mica... so io. Come sarebbe? Oh, adagio! Via, per amor d'Iddio,

dimmi qualcosa. È inutile con te, gli è fiato perso. No, da parte la celia:

parliamo a modo e a verso. C'è qualcosa per aria? Uccelli. Animo là;

c'è nulla? Uccelli e nuvoli. Cotesta è crudeltà! Ma sai che mi fai ridere,

e ridere di cuore! Ridi; dimmi che... che sono un seccatore; ma non tenermi al buio. Che c'è qualche congiura?

Picchia! Là, via, confèssati: hai paura. Paura? Paura no,... ma...

Spìcciati: sì o no! Penso al poi. Ho capito, un quissimile.

Pigliala come vuoi. Sta bene! O dunque sentimi: ma zitto, e tieni a mente. Non temere.

Rispondimi: ne vedi della gente? Dove? Dove? in America!

In paese? In paese. Ne vedo. A maraviglia!

In segreto o in palese? In palese. Benissimo! Dimmi: ne vedi assai?

Anche troppa. Buaggini! E nei caffè ci vai? Ci vo. Che vuoi? ci badano!

lo fo per non parere. Con chi parli? Coi soliti. Cioè?

Col cancelliere... Male. Col commissario... Peggio.

O che?... Tira via. O che credi?... Che? sbrigati.

To', che faccia la spia? Di che? Le spie fallirono. Dunque, se sai codesto, che c'entra il male e il peggio?

Te lo dirò. Del resto, per tornare a dov'eramo, parli con altri? Sai,

a volte per disgrazia lì nel gran via vai, mi batte di discorrere o con Tizio o con Caio.

E di che? Di pericoli. Ci siamo: eccoti il guaio. Perché?

Perché vedendoti sempre spericolato, sempre lì con quel solito capannello arrembato,

sempre con mille fisime d'uno che se ne piglia; cose che ti si leggono sul viso a mille miglia;

la gente, o ti corbellano, o ti pigliano in tasca. O con chi vuoi ch'i' bazzichi? Come vuoi che mi nasca

nella testa altra voglia che di pensare a male? Lo sai pure: ho famiglia, ho qualche capitale...

— Lo so, lo so: ma, sentimi, giusto perché lo so, ti vo' dare un consiglio. Di stare a casa?

No. Di star zitto? Al contrario Anzi devi discorrere,

e con tutti, e di tutto: non gridare sperpetue, non fare il muso brutto. Se urlano, che urlino;

se vanno all'aria i sassi, lasciali andare. Scusami: che t'importa de' chiassi? Senti lodare il popolo?

E tu, popolo. Senti dir corna, per esempio, dei ministri presenti? E tu, corna. Ti dicono

bene del principato? Sissignore. Repubblica? Signor sì. Se lo Stato è in man de' galantuomini,

tieni dal galantuomo: delle birbe? confondersi! Anco la birba è omo. O codesta poi, sentimi,

non è da te. Sarà. Da qualcun altro. Scusami,

ci va dell'onestà. Onestà? sei ridicolo! Son ridicolo? A questi

lumi di luna? O diamine! Là là, signor Onesti, non venga colli scrupoli.

No, lo dico in coscienza. Anco codesta è ottima per salvar l'apparenza. O che credi, perdiavolo,

che io mi ci balocchi? Che non vegga le borie (dicendola a quattr'occhi) di questi gonfianuvoli

che tirano al comando? di questa gente in auge che arruffa dipanando? Di' piano.

È vero urlo e non me n'avvedo. Dunque? Eh altro se lo vedo!

Vedo, sto zitto, e gonfio, sai? chi ha nella testa un'oncia di mitidio tira a campare, e festa.

In fondo, che concludono i buoni, i dotti, i bravi? Oh, per me, n'hanno voglia! Chi l'ha a mangiar la lavi.

Sicché, dunque Qui, con queste marmotte... Sentiamo. Un colpo al cerchio,

e quell'altro alla botte. In somma, barcaménati così tra le du' acque. Ma...

Zitto. Esempigrazia, io so che ti dispiacque il tumulto di sabato. È vero.

E là dal Presto tu ne facesti un passio. È vero anco codesto. O come sai?

Figùrati se non lo so. Si sa fin le mosche che volano. Purtroppo!

E che ti fa se la gente tumultua? Che sei lo Stato? È vero:

ma dunque, per non essere, non mi darà pensiero?... Che pensiero! Divèrtiti... Potere! E lascia andare!

Il mondo è sempre di chi lo sa burlare: dice bene il proverbio. Dirà bene, ma io,

che vuoi? , non mi capacito di certi... Trippa mio, se tu non ti capaciti,

studia. Sì, tu discorri... L'ho detto da principio che predicava ai porri?

Vuoi ch'io faccia l'ipocrita, e a me non mi riesce. Fa' tu. Non so nascondermi.

Eh, gua', me ne rincresce. Dunque? Dunque? Consigliami.

Divèrtiti a tremare. Ma io... Chi non sa fingere, bimbo, non sa regnare.

Sì, ma se poi ti scoprono? Chi è minchione, suo danno. O se mai, per casaccio, ti si desse il malanno,

che nel tempo medesimo ti venissero a mano, di qua, puta, un monarchico, di là un repubblicano?

Come se n'esce? Facile: Coll'eh, coll'ah, coll'oh, coll'uh, coll'ih, tenendosi

così tra il sì e il no. Codesto passi. Pròvati. Mi proverò, ma...

Ma! Che c'entra il ma? Proviamoci: Sarà quel che sarà.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.