Sempre nell'anima mi sta quel giorno, che con un nuvolo d'amici intorno,
d'«Eccellentissimo» comprai divisa, e malinconico lasciai di Pisa
la baraonda tanto gioconda. Entrai nell'Ussero stanco affollato;
e a venti l'ultimo caffè pagato, saldai sei paoli d'un vecchio conto;
e poi sul trespolo lì fuori pronto, partii col muso basso e confuso.
Quattro anni in libera gioia volati col senno ingenito agli scapati!
Sepolti i soliti libri in un canto, s'apre, si cómpita, e piace tanto,
di prima uscita quel della vita! Bevi lo scibile tomo per tomo,
sarai chiarissimo senz'esser uomo. Se in casa eserciti soltanto il passo,
quand'esci, sdruccioli sul primo sasso. Dal fare al dire oh! v'è che ire!
Scusate: io venero, se ci s'impara, tanto la cattedra che la bambara:
se fa conoscere le vie del mondo, oh buono un briciolo di vagabondo,
oh che sapienza la negligenza! E poi quell'abito róso e scucito;
quel tu alla quacchera di primo acchito! virtù di vergine labbro in quegli anni,
che poi, stuprandosi co' disinganni, mentisce armato d'un lei gelato!
In questo secolo vano e banchiere che più dell'essere conta il parere,
quel gusto cinico che avea ciascuno di farsi povero, trito e digiuno
senza vergogna, chi se lo sogna? O giorni, o placide sere sfumate
in risa, in celie continuate! Che pro, che gioia reca una vita
d'epoca in epoca non mai mentita! Sempre i cervelli come i capelli!
Spesso di un Socrate adolescente n'esce un decrepito birba o demente:
da sano, è ascetico; coi romatismi, pretende a satiro; che anacronismi!
Dal farle tardi Cristo ti guardi. Ceda lo studio all'allegria
come alla pratica la teoria; o al più s'alternino libri e mattie,
senza le stupide vigliaccherie di certi duri chiotti e figuri.
Col capo in cembali, chi pensa al modo di farsi credito col grugno sodo?
Via dalle viscere l'avaro scirro di vender l'anima, di darsi al birro,
di far la robba a suon di gobba. Ma il punch, il sigaro, qualche altro sfogo;
uno sproposito a tempo e luogo; beccarsi in quindici giorni l'esame
in barba all'ebete servitorame degli sgobboni ciuchi e birboni;
ecco, o purissimi, le colpe i fasti, dei messi all'Indice per capi guasti.
La scapataggine è un gran criterio, quando una maschera di bimbo serio
pianta gli scaltri sul collo agli altri. Quanta letizia ravviva in mente
quella marmorea torre pendente, se rivedendola molt'anni appresso,
puoi compiacendoti dire a te stesso: «Non ho piegato né pencolato!»
Tali che vissero fuor del bagordo, e che ci tesero l'orecchio ingordo,
quando, burlandoci dei due Diritti, senza riflettere punto ai Rescritti,
cantammo i cori de' tre colori; adesso sbraciano gonfi e riunti,
ma in bieca e itterica vita defunti. E noi (che discoli senza giudizio!)
siam qui tra i reprobi fuor di servizio, sempre sereni e capi ameni.
A quelli il popolo, che teme un morso, fa largo, e subito muta discorso:
a noi repubblica di lieto umore, tutti spalancano le braccia e il core:
a conti fatti, beati i matti!
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