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1809–1850

LA REPUBBLICA

Giuseppe Giusti

Non mi pare idea sì strana la repubblica italiana una e indivisibile, da sentirmene sciupare

per un tuffo atrabiliare il cervello, o il fegato. Fossi re, certo, confesso che il vedermi intorno adesso

balenare i popoli, e sapere, affeddiddio! , che cotesto balenio significa: «vattene»,

io vedrei questa tendenza, a parlare in confidenza, proprio contro stomaco. Pietro mio, siamo sinceri;

la vedrei mal volentieri anche, per esempio, se ogni sedici del mese, alla barba del paese

trottassi a riscuotere. Non essendo coronato, non essendo salariato, ma pagando l'estimo;

che mi decimi il sacchetto o la clamide o il berretto mi par la medesima. Anzi, a dirla tale e quale,

vagheggiando l'ideale per vena poetica, nella cima del pensiero, senza fartene mistero,

sento la repubblica. Ma se poi discendo all'atto dalla sfera dell'astratto, qui mi casca l'asino.

E gl'inciampi che ci vedo non mi svogliano del credo; temo degli apostoli. Come! appena stuzzicato

il moderno apostolato, Pietro, ti rannuvoli? Mi terrai sì scimunito, che grettezza di partito

mi raggrinzi l'anima? Oh lo so: tu, poveretto, senza casa, senza tetto, senza refrigerio,

ventott'anni hai tribolato, ostinato nel peccato dell'amor di patria! All'amico, al galantuomo,

che sbattuto egro e non domo sorge di martirio, dò la sferza nelle mani; e sul capo ai ciarlatani

trattengo le forbici. Dunque, via, raggranellate queste genti sparpagliate tornino in famiglia.

Senza indugio, senza chiasso, ogni spalla il proprio sasso porti alla gran fabbrica. E sia casa, curia, ospizio,

officina, sodalizio, torre e tabernacolo, e non sia nuova Babelle che t'arruffi le favelle

per toccar le nuvole. Perché, vedi, avendo testa di cercare a mente desta popolo per popolo,

ogni Cura in fondo in fondo si rannicchia a farsi un mondo del suo paesucolo; e alla barba del vicino

tira l'acqua al suo mulino per amor del prossimo. La concordia, l'eguaglianza, l'unità, la fratellanza,

eccetera, eccetera, son discorsi buoni e belli; tre fratelli, tre castelli, eccoti l'Italia.

O si svolge in largo amore il gomitolo del cuore (passa la metafora), e faremo in compagnia

una tela, che non sia quella di Penelope; o diviso e suddiviso questo nostro paradiso

col sistema d'Hahnemann, ottocento San Marini comporranno i Governini dell'Italia in pillole.

Se non credi all'apparenze, fa' repubblica Firenze, e vedrai Peretola. E così, spezzato il pane,

le ganasce oltramontane mangeranno meglio.

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