Dite un po', Padre mio, sarebbe vero che ci volete tanto rassegnati da giulebbarci in casa il forestiero come un cilizio a sconto de' peccati,
e a Dio lasciare la cura del poi, come se il fatto non istesse a noi? Eh via, Padre, parliamo da cristiani: se vi saltasse un canchero a ridosso,
lascerete là là d'oggi in domani che col comodo suo v'arrivi all'osso? Aspetterete lì senza chirurgo che vi levi da letto un taumaturgo?
Uno che nasce qui nel suo paese, che di nessuno non invidia il covo, se non fa posto, se non fa le spese a chi gli entra nel nido e ci fa l'ovo,
se non gli fa per giunta anco buon viso secondo voi, si gioca il paradiso? Noi siam venuti su colla credenza che il mondo è largo da bastare a tutti:
e ci pare una bella impertinenza, che una ladra genia di farabutti venga a imbrogliar le parti di lontano che fa Domine Dio di propria mano.
Questa dottrina di succhiarsi in pace uno che ci spelliccia allegramente, Padre, non è in natura, e non ci piace, appunto perché piace a certa gente:
caro Padrino mio, questa dottrina, secondo noi, non è schietta farina. Vedete? Ognuno di scansar molestia si studia a più non posso e s'arrabatta,
e morsa e tafanata, anco una bestia vedo che si rivolta e che si gratta: e noi staremo qui come stivali senza grattarci quest'altri animali?
— Siamo fratelli, siam figli d'Adamo, creati tutti a immagine d'Iddio; siam pellegrini sulla terra; siamo, senza distinzion di tuo né mio,
una famiglia di diverse genti... — Bravo, grazie, non fate complimenti; e facciamo piuttosto, in carità, tanti fratelli, altrettanti castelli!
Di quella razza di fraternità anco Abele e Caino eran fratelli! Finché ci fanno il pelo e il contrappelo, che c'entra stiracchiare anche il vangelo?
Questo vostro dolciume umanitario, questa fraternità tanto esemplare, che di santa che fu, là, sul Calvario, l'hanno ridotta ad un intercalare,
vo' l'usereste, ditemi, appuntino tanto al ladro diritto che al mancino? Oh io, per ora, a dirvela sincera, mi sento paesano paesano:
e nel caso, sapete in qual maniera sarei fratello del genere umano? Come dice il proverbio: amici cari, ma patti chiari e la borsa del pari.
Prima, padron di casa in casa mia; poi, cittadino nella mia città; Italiano in Italia, e così via discorrendo, uomo nell'umanità:
di questo passo dò vita per vita, e abbraccio tutti e son cosmopolita. La carità l'è santa, e tra di noi che siamo al sizio venga e si trattenga;
ma verso chi mi scortica, po' poi, io non mi sento carità che tenga: Padrino, chi mi fa tabula rasa, pochi discorsi, non lo voglio in casa.
Questa marmaglia di starci sul collo non si contenta, ma tira a dividere, tira a castrare e a pelacchiare il pollo, come suol dirsi, senza farlo stridere:
e la pazienza in questo struggibuco la mi doventa la virtù del ciuco. L'ira è peccato! Sì, quando per l'ira se ne va la giustizia a gambe all'aria.
Ma se le cose giuste avrò di mira, l'ira non sento alla virtù contraria. Fossi papa, scusatemi, a momenti l'ira la metterei tra' sacramenti.
Cristo, a questo proposito, ci ha dato, dolce com'era, un bellissimo esempio (e lo lasciò perché fosse imitato), quando, come sapete, entrò nel tempio
e sbarazzò le soglie profanate a furia di santissime funate. Fino a non far pasticci, e all'utopie tenere aperto l'occhio e l'uscio chiuso;
fino a sfidare il carcere, le spie, l'esilio, il boia, e ridergli sul muso; fino a dar tempo al tempo, oh, Padre mio, fin qui ci sono, e mi ci firmo anch'io.
Ma la prudenza non fu mai pigrizia. Vossignoria se canta o sesta o nona, canta: — Servite Domino in laetitia; — e non canta: — Servitelo in poltrona —.
Chi fa da santo colle mani in mano, Padre, non è cattolico, è pagano.
Cookies on Poetry Cove