Il lotto, ve lo dissi un'altra volta, il lotto è un gioco semplice, innocente, che raddirizza ogni testa stravolta, e chi si fonda in lui, non se ne pente:
lo dissi e lo ridico, e n'ho raccolta la più limpida prova ultimamente in un bel fatto accaduto tra noi, che siamo al tempo che sapete voi.
In un castello de' nostri Appennini (e il nome non importa), era saltato tanto nell'ossa di que' montanini l'estro del giocolin soprallodato,
che nelle gole giù de' Botteghini, in ambi e in terni avean precipitato, colla speranza certa d'arricchire, fin le raccolte di là da venire.
La voce Botteghino non è mia: e una protesta mi pare opportuna, se mai pensaste che la poesia parli a malizia, o secondo la luna:
il Botteghino e la Prenditoria volgarmente son due in carne una. Se il nome è brutto, il popolo inventore n'ha colpa, e non ne sto mallevadore.
Dunque, tornando a noi, que' montanari fino alle scarpe avean data la via, sognando negli spazî immaginari di fare un buco in Depositeria.
Di giocator, di prodighi e d'avari oltre la borsa va la bramosia; e come chi più n'ha, più ne vorrebbe, chi più ne sciupa e più ne sciuperebbe.
Bazzicava lassù per que' paesi un di que' rivenduglioli ambulanti, che fan commercio a denari ripresi, di berretti, di scatole, di Santi,
e di ferri da calze, ed altri arnesi quanti n'occorre per cucire, e quanti ne porta in petto, al collo e sulla testa, la villana elegante il dì di festa.
Oltre a codeste brìcciche, costui la sacca d'un gioiello avea provvista, che tra le cose che giovano altrui va messo per ossequio in capo lista;
cosa mirabilissima per cui splende alla mente una seconda vista, cosa che serve per tutti i bisogni; e questa perla era il .
La famosa Accademia del Cimento, l'Istituto di Francia e d'Inghilterra, è tutta roba di poco momento appetto a quella che il gran libro serra.
che quello è il primo libro della terra, onde lo privilegia, e con ragione, la sacra e la profana Inquisizione. Questo libro utilissimo, non solo
egli lassù l'avea disseminato, ma nel mezzo di piazza al montagnolo spiegato con amore e postillato; e il giorno dell'arrivo, al merciaiolo
il popolo, il comune, e il vicinato correano a dire i sogni della notte, ladri, morti, paure e gambe rotte. Ed ei, presa la mano a far l'oracolo,
o rispondeva avvolto o stava muto; anzi, tra l'altre, aveva un tabernacolo con dentro un certo santo sconosciuto, dal qual, secondo lui, più d'un miracolo,
e più d'un terno a molti era piovuto, pur di destare la sua cortesia pagando un soldo ed un'avemmaria. Lo spolverava, l'apriva, e gridava
che tutti si levassero il cappello; poi, brontolando Paternostri, andava torno torno a raccôrre il soldarello: e mentre ognuno pregava e pagava,
più numeri, disotto dal gonnello, tirava fuori agli occhi della folla il moncherino di quel santo a molla. Né volendo, se a vuoto eran giocati,
parer, col santo e tutto, un impostore, — Egli è, — dicea, — per i vostri peccati, che non trovan la via di venir fuore —. Smunti così gran tempo e bindolati
avea que' mammalucchi in quell'errore, e col Governo il traffico diviso, e mescolato al vizio il Paradiso. Stanchi alla fine, e come accade spesso
d'uno che al gioco giochi anco il cervello, che, invece di pigliarla con se stesso, e' se la piglia con questo e con quello, un dì che il rivendugliolo avea messo
fuori i fagotti e il solito zimbello, da sei gli sono addosso, e con molt'arte l'attorniano, e lo traggono in disparte. E dopo averlo strapazzato, e dette
cose del fatto suo proprio da chiodi, gl'intuonaron minacce maledette, e che voleano il terno in tutti i modi. Messa lì su quel subito alle strette,
la volpe, che maestra era di frodi, facendo l'imbrogliato e il mentecatto, te gli abbonì che non parve suo fatto. Poi, protestando che del trattamento
non facea caso e lo mandava a monte, accennò roba, parlò d'un portento, la prese larga, te li tenne in ponte, e finse di raccogliersi un momento,
e chiuse gli occhi, e si fregò la fronte, e disse: — Attenti, ché non diate poi a me la colpa che si spetta a voi. Bisognerebbe, quando il gallo canta
sull'alba, o appena il sole è andato sotto, novanta ceci secchi, sulla pianta côrre, senz'esser visti o farne motto; e dall'uno giù giù fino al novanta
scriverci sopra i numeri del Lotto con una tinta che non si cancella, fatta di pece e d'unto di padella; affilare un coltello, essere accorto
che chi l'affila non tocchi nessuno; e un corpo maschio, defunto di corto, scavar di notte, in giorno di digiuno; e tagliata e votata a questo morto
ben ben la testa, dentro a uno a uno mettere i ceci, stando inginocchiati, tre volte scossi e tre volte contati. Avere un pentolone, e a queste gore
qua sotto, empirlo di quell'acqua gialla, e bollirci quel capo, e che di fuore non vada l'acqua, Dio guardi a versalla! A mala pena spiccato il bollore,
da' primi ceci che verranno a galla, avrete il terno; e se dico bugia, che non possa salvar l'anima mia —. Quel dettar tutto sì minutamente,
quel morto, quella pentola, e il gran guaio d'aver bisogno, fece a quella gente girar la testa come un arcolaio; e creduto per fede agevolmente
e rimandato libero il merciaio, stillano il modo di venire a capo d'aver in mano e di bollir quel capo. Di fresco era lassù morto il Curato,
e l'aveano sepolto dirimpetto alla porta di chiesa, ove il sacrato ha una lapide antica a questo effetto. Quel prete, per disgrazia, infarinato
d'algebra, se di tempo un ritaglietto gli concedea la Cura di montagna, era sempre a raspar sulla lavagna. Quell'armeggìo di numeri venuto
a risapersi nel paese, il prete per un gran cabalista era tenuto, e che de' terni avesse in man la rete. E scalzarlo parecchi avean voluto,
mentre che visse, sull'arti segrete di menar la Fortuna per il naso, pescando il certo nel gran mar del caso. L'ultima carne maschia seppellita
era il prete, la cosa è manifesta; dunque la testa che andava bollita era la sua, certissima anco questa; e tanto più che avvezzi erano, in vita,
i numeri a bollirgli nella testa. Così dicendo quella gente grossa pensò del prete violar la fossa. Risoluti s'accordano costoro,
e si partiscon l'opere e le veci; ammannisca il coltello uno di loro, un altro il pentolone, un altro i ceci, e poi tutti si trovino al lavoro
di nottetempo, là dopo le dieci, nel giorno da Mosè dato all'altare, ed alle streghe nell'èra volgare. Tutto quel giorno che precesse il fatto,
Maso, un di quelli dell'accordellato, girò per casa mutolo, distratto, e torbo come mai non era stato: la moglie era presente, e di soppiatto
coll'occhio che alle donne amore ha dato, lo guardava e guardava, a quella vista facendosi anco lei pensosa e trista. Erano sposi da cinqu'anni, e stati
sempre insieme, su su da piccolini, poi coll'andar del tempo innamorati, s'eran congiunti da onesti vicini, e dal dì che l'altar santificati
avea gli affetti lor, già tre bambini rallegravan la rustica dimora che tre rose parean colte d'allora. A forza di risparmio e di lavoro
conducean vita semplice e frugale, poveri sì, ma in pace e con decoro, contenti nel pudor matrimoniale; quando ecco il Lotto ficcarsi tra loro:
il Lotto, gioco imperiale e reale, e quella pace e quel vivere onesto subito in fumo andar con tutto il resto. Vani usciti i consigli erano, e vani
con lui gli affanni di quella meschina, che sempre più vedea d'oggi in domani esso e la roba andarsene in rovina; ed or facea concetti e sogni strani
del vederselo lì dalla mattina senza toccar lavoro o far parola, o consolarla d'un'occhiata sola. E come più la sera s'appressava,
più lo vedea smaniante e pensieroso. Un po' sedeva, un po' canterellava, come fa l'uom che aspetta e non ha poso; ed or prendeva in braccio, ora scansava
un fanciulletto, che tutto festoso con più libero piè degli altri dui, salterellava dalla madre a lui. L'aria imbrunì, suonò l'avemmaria,
e sorta in piè la donna, a' figlioletti incominciò malinconica e pia a suggerir garrendo i sacri detti: Maso, fermo sull'uscio, o non udia
la squilla, vaneggiando in altri obietti: o se l'udì, non ebbe in quella sera né parola né cuor per la preghiera. Notò la donna l'atto, e avendo piena
già già la testa di mille paure, dentro se ne sentì crescer la pena; ma la represse, e attese ad altre cure. E acceso il lume e il fuoco, e dato cena
e messe a letto quelle creature, ritrovò Maso come addormentato col capo sulla mensa abbandonato. Volea parlar, ma non le dette il cuore
d'aprir la bocca, e ste' soprappensiero: e quello immaginar pien di dolore le cose più che mai le volse in nero; poi, come fa chi dubbia e sente amore,
che cerca e teme di saper il vero, soavemente a lui che amava tanto si volse, e disse con voce di pianto: — Maso, per carità, parla, che hai?
Via, parla, non mi dar questi spaventi. Così confuso non t'ho visto mai; oh, Maso mio, perché non mi contenti? Se non lo fai per me, se non lo fai,
fàllo per que' tre poveri innocenti, che son di là che dormono: e non sanno lo snaturato di padre che hanno. Maso, bada alla gente! il viciname
sparla di te, che ti se' mal ridutto, che un giorno o l'altro quel giocaccio infame t'ha da portare a qualcosa di brutto. Oh senti, Maso mio, meglio la fame,
andar nudi, accattare, è meglio tutto; ma, se non altro, non darmi il rossore che tu perda col pane anco l'onore —. E sì dicendo, a lui s'era accostata,
e dolcemente gli tendea la mano, continuando con voce affannata a interrogarlo, a scongiurarlo invano, che da sé la respinse, e dispietata–
mente la minacciò, quel disumano, e di tacer le impose, e che di volo andasse a letto, e lo lasciasse solo. Andò la dolorosa, e mezza morta
senza spogliarsi in letto si distese: e là piange, e si strugge e si sconforta, cheta, in sospetto e sempre sull'intese; né molto sta, che, cigolar la porta
udendo, sorge, e coll'orecchie tese sente, pian piano, con sordo stridore, a doppia chiave riserrar di fuore. Balza da letto, e prima che s'involi
del tutto, vuoi seguirlo arditamente: e poi non si risolve, e de' figliuoli sorge il pensiero a divider la mente: ma tosto il dubbio di lasciarli soli
cede al timor più vivo e più presente; scende e tenta la toppa, e nulla avanza, e del forzarla è vana ogni speranza. Più l'ostacolo è forte, e più s'esalta
l'animo in quello; ond'essa audace e destra si lancia ove ricorre angusta ed alta cinque braccia da terra una finestra; l'apre la donna e su vi monta, e salta
speditamente nella via maestra, e per molti sentieri erra, e s'invesca senza molto saper dove riesca. In questo mentre i compagni di Maso,
a mezza costa, fuor dell'abitato, celatamente avean la legna e il vaso per la strana cottura apparecchiato: egli co' ferri che faceano al caso
d'alzar la pietra e scorciare il Curato, per altra via, coll'animo scontento, ultimo venne al dato appuntamento. Qui ci vorrebbe una notte arruffata,
una notte di spolvero, che, quando alla tedesca fosse strumentata, paresse un casa–al–diavolo, salvando. Se, per esempio, la nota obbligata
d'un par di gufi avessi al mio comando e fulmini a rifascio, e un'acqua tale da parere il diluvio universale; e una romba di vento, e il rumor cupo
d'un fiume, d'un torrente, o che so io, che giù scrosciando d'un alto dirupo rintostasse de' tuoni il brontolio; di quando in quando un bell'urlo di lupo,
un morto che gridasse Gesù Mio, e una campana che sonasse a tocchi, riuscirebbe una notte co' fiocchi. A farlo apposta, tra le notti belle
vedute al mondo, questa, a mia sfortuna, si potea dir bellissima: le stelle erano fuori, tutte, fin a una! Se a sciuparmi le tenebre con quelle
fosse venuta in ballo anco la luna, piantavo la novella, e buona sera: tiriamo avanti, la luna non c'era. Zitti, spiando intorno, e come un branco
di lupi ingordi... Adagio, e colle buone; il lupo è detto. — Di corvi? — Nemmanco, ché di notte non vanno a processione; sicché dunque dirò, lasciato in bianco,
per questa volta tanto, il paragone, che s'avviò la frotta al cimitero, (e passi per la rima) all'aer nero. Intanto qua e là s'era aggirata
ratta, intendendo la vista e l'udito, quella povera donna sconsolata inutilmente cercando il marito, e stanca per que' sassi, e disperata
della traccia, per l'ultimo partito alla chiesa risolse incamminarsi, e là piangere, e a Dio raccomandarsi. Su per una viottola scoscesa
va la meschina risolutamente, e all'orlo del sacrato appena ascesa che fa piazzetta, sul poggio eminente, ode, o le pare, là, verso la chiesa,
un sordo tramenio, come di gente che soprarrivi cheta e frettolosa, e s'argomenti di tentar qualcosa. Insospettita fermasi, e s'acquatta
giù rannicchiata, dietro a certi sassi d'una vecchia casipola disfatta, distante dalla chiesa un trenta passi; e di lì guarda, e scorge esterrefatta
un gruppo strano, e parle che s'abbassi in atto di sbarbar con violenza, di terra cosa che fa resistenza. Ecco, si smuove una lapide; e tosto
s'alza quel gruppo, e indietro si ritira, e di subito giunge là discosto il grave puzzo che l'avello spira. Senza alitare o muoversi di posto,
trema la donna misera, e s'ammira qual chi dorme e non dorme, e in sogno orrendo volteggia col pensier stupefacendo. Lenta calarsi dentro e risalire
una figura vede dall'avello, e, sorta, accorrere i compagni e dire un non so che di testa e di coltello. E allor le parve vedere e sentire
ricollocar la lapide bel bello: poi tutti verso lei tendere al piano, e innanzi un d'essi con un peso in mano. Quel vederli venire alla sua volta
tanto le crebbe tremito e spavento, che dentro si sentì tutta sconvolta, e chiuse gli occhi e uscì di sentimento. Quelli che con molt'impeto e con molta
fretta correano in basso all'altro intento, raccolti in branco e presa la calata, l'ebber senza notarla oltrepassata. Non molto andaro in giù, che dalla via
torsero a manca, e pervennero in loco ove per molti ruderi s'uscìa ne' campi, scosti dalle case un poco. La poveretta che si risentìa,
ecco, vede laggiù sorgere un foco, e parecchi d'intorno affaccendati dal baglior delle fiamme illuminati. Brillò la fiamma appena, che non lunge
da lei, più gente a gran corsa si sferra, e, giù piombata in un attimo, giunge là dove lo splendor s'alza da terra: e altra gente gridar che sopraggiunge,
e d'un'altra che fugge il serra serra, e su e giù per fossi e per macchioni stormir di frasche, e salti e stramazzoni. S'alza un alterco... Ahi misera! è la voce,
è la voce di Maso, e par che tenti di liberarsi d'uno stuol feroce, che lo serri d'intorno e gli s'avventi; tosto drizzata in piè, scende veloce
onde venìale il suon de' fieri accenti; quand'ecco che la ferma un duro sgherro con un artiglio che parea di ferro. Le spie del luogo avean raccapezzato,
non si sa come, un che di quel ritrovo, e un ser Vicario già n'era avvisato, famoso per trovare il pel nell'ovo; ma tardi e male postisi in agguato
i bracchi, mossi a chiapparli sul covo, fallito il colpo della sepoltura, te gli avean còlti alla cucinatura. Raggranellati tutti e fatto il mazzo,
la donna fu creduta della lega: il merciaiolo citato a Palazzo, svesciando il caso dall'alfa all'omega, provò che per uscir dell'imbarazzo
avea dato una mano alla bottega. Tant'è chi ruba che chi tiene il sacco: dunque fu detto che battesse il tacco. Con più giustizia, della falsa accusa
uscì netta la misera innocente; ma di vergogna e di dolor confusa pericolò di perderne la mente; perocché fissa in quella notte e chiusa
nel proprio affanno continuamente, da paurose immagini assalita s'afflisse e tribolò tutta la vita. Veggano intanto i Re, vegga l'avaro
gentame intento a divorar lo Stato, di quanti errori il pubblico denaro e di che pianto sia contaminato! Fuman del sangue sottratto all'ignaro
popolo, per voi guasto e raggirato, le tazze che con gioia invereconda vi ricambiate a tavola rotonda. Dritto e costume nel consorzio umano
così per vostre frodi hanno discordia: e cupidigia vi corrompe in mano e la giustizia e la misericordia; ché assolver non si puote un atto insano
che con legge e ragion rompe concordia; né giustamente l'error mio si danna, quando il giudice stesso è che m'inganna. Premesso questo, è tempo di sbrigare
anche quegli altri che lasciammo presi. Dopo un gran chiasso e un grande almanaccare di spie, di birri e di simili arnesi; dopo averli tenuti a maturare,
come le sorbe, in carcere se' mesi; dopo un processo lungo lungo lungo si svegliò la Giustizia, e nacque il fungo. E fu, che resultava dal processo
violato sepolcro e sortilegio; ma visto che il delitto fu commesso per il lotto, e che il lotto è un gioco regio, chi delinque per lui, di per se stesso
partecipa del lotto al privilegio. Se fosse stata briscola o primiera, pover'a loro! andavano in galera.
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