Ho un amico nel paese che sostiene a faccia tosta aver fatto un crimenlese: io lo credo; e a farlo apposta,
se lo trovo all'osteria, pago il conto e vado via. Lo conobbi non so come, e mi disse che per Pisa
era celebre il mio nome: stetti cheto: ma le risa a ripieghi sì balordi mi strapparono i precordi.
Porta un nastro tricolore, e dal trenta al trentadue e' si è fatto molto onore: io lo credo; e non son bue
da far sì che al trentatré s'immortali anco per me. È sciancato; allo spedale sette mesi ha tribolato
per la causa liberale: io l'ascolto; e son tentato di passargli un tanto al giorno per levarmelo d'intorno.
Se mi vede di lontano, mi raggiunge come il vento e mi prende per la mano: io vo seco; e sul momento,
affettando indifferenza, fo l'esame di coscienza. Di profetiche scappate mi lardella, e fa man bassa
sulle teste coronate: io lo scanso; e quando passa, di fuggirlo ho per sistema, quasi avesse il diadema.
Mille cose mi domanda, mi ragiona di progresso e de fide propaganda: io l'ascolto; e gli confesso
colla massima modestia che su ciò sono una bestia. Parla forte, e si protesta che si ride del bargello
e non teme della testa: io lo credo; ma bel bello, quando a caso a lui m'imbatto, cangio tuono e fo l'astratto.
Dice cose ereticali del pontefice Gregorio e di tutti i cardinali: io l'ascolto; ma mi glorio
seco lui d'esser cristiano apostolico romano. Ma fra i piedi mi si mette, mi conduce per i vicoli
e mi legge le gazzette: io l'ascolto; e fra gli articoli solamente lodo quelli del balì Samminiatelli.
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