Nina, risolviti,
non far l'austera:
eh, via sbrighiamoci!
viene il cholèra.
Per controstimolo
spargendo il male
la morte, in tonaca
ministeriale,
sgomenta i popoli,
giova a i sovrani:
possiamo andarcene
d'oggi in domani.
Dunque che scrupolo
ti salta in testa
di far la stitica,
di far l'onesta?
Pensare all'anima
è una chimera:
Nina, ramméntati,
viene il cholèra.
Invano il principe
e monsignore
prescrivon tridui
e quarant'ore:
il male, ah! credilo,
idolo mio,
ci vien dagli Uomini
non vien da Dio;
sicché superflua
è la preghiera:
Nina, rassegnati,
viene il cholèra.
Pure il pericolo
me non rattrista:
son buon cattolico,
son fatalista:
morir di vomiti,
morir di stento,
è la medesima:
non mi sgomento:
il mondo è un carcere,
è una galera:
dunque finiamola,
viene il cholèra.
Poi sull'articolo
dei giorni scorsi,
parlando libero,
non ho rimorsi:
ho fatto i calcoli
e nel totale
non trovo deficit
di capitale.
Le somme tornano,
e per lo più
fra il danno e l'utile
è un su per giù.
Però mettendomi
fra i casi rari
di quei che muoiono
coi conti in pari,
io, dando al secolo
la buona sera,
volentierissimo
prendo il cholèra.
Ma se s'accomoda
fra noi la lite,
che possa metterti
fra le partite,
vederti docile,
stringerti al seno,
io vado al diavolo
col sacco pieno.