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1809–1850

IL CHOLÈRA

Giuseppe Giusti

Nina, risolviti, non far l'austera: eh, via sbrighiamoci! viene il cholèra.

Per controstimolo spargendo il male la morte, in tonaca ministeriale,

sgomenta i popoli, giova a i sovrani: possiamo andarcene d'oggi in domani.

Dunque che scrupolo ti salta in testa di far la stitica, di far l'onesta?

Pensare all'anima è una chimera: Nina, ramméntati, viene il cholèra.

Invano il principe e monsignore prescrivon tridui e quarant'ore:

il male, ah! credilo, idolo mio, ci vien dagli Uomini non vien da Dio;

sicché superflua è la preghiera: Nina, rassegnati, viene il cholèra.

Pure il pericolo me non rattrista: son buon cattolico, son fatalista:

morir di vomiti, morir di stento, è la medesima: non mi sgomento:

il mondo è un carcere, è una galera: dunque finiamola, viene il cholèra.

Poi sull'articolo dei giorni scorsi, parlando libero, non ho rimorsi:

ho fatto i calcoli e nel totale non trovo deficit di capitale.

Le somme tornano, e per lo più fra il danno e l'utile è un su per giù.

Però mettendomi fra i casi rari di quei che muoiono coi conti in pari,

io, dando al secolo la buona sera, volentierissimo prendo il cholèra.

Ma se s'accomoda fra noi la lite, che possa metterti fra le partite,

vederti docile, stringerti al seno, io vado al diavolo col sacco pieno.

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