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1809–1850

I BRINDISI

Giuseppe Giusti

Io vi ho promesso un brindisi, ma poi di scrivere una predica ho pensato, perché nessuno mormori di noi, perché non abbia a dir qualche sguaiato

che noi facciamo la vita medesima tanto di carneval che di quaresima. Senza stare a citarvi il o quell'uggia del o il ,

col testo proverò che un galantuomo può divertirsi, può mangiare e bere, e fare anche un tantin di buscherio, senza offender Messer Domine Dio.

Narra l'antica e la moderna storia che i gran guerrieri, gli uomini preclari, eran famosi per la pappatoria; tutto finiva in cene e in desinari:

e di fatto un eroe senza appetito ha tutta l'aria d'un rimminchionito. Perché credete voi che il vecchio Omero da tanto tempo sia letto e riletto?

Forse perché lanciandosi il pensiero sull'orme di quel nobile intelletto va lontano da noi le mille miglia sempre di meraviglia in meraviglia?

Ma vi pare! nemmanco per idea: sapete voi perché l'aspra battaglia di Troia piace, e piace l' ? Perché ogni po' si stende la tovaglia;

perché Ulisse e quegli altri, a tempo e loco, sanno farla da eroe come da coco. Socrate, che fu tanto riverito, e tanto onora l'umana ragione,

se vi faceste a leggere il scritto da Senofonte e da Platone, vedreste che tra i piatti e l'allegria insegnava la sua filosofia.

Ma via, lasciamo i tempi dell' , i sapienti e gli eroi del gentilesimo; passiamo ai tempi della Santa Triade, della Circoncisione e del Battesimo:

piacque sotto la il mangiare, e piace adesso nell'èra volgare. Tutti siam d'una tinta, e per natura ci tira la bottiglia e la cucina:

dunque accordiam la ghiotta alla Scrittura: anzi, portando il pulpito in cantina, vediam di fare un corso di buccolica tutto di balla alla chiesa cattolica.

Papa Gregorio è un papa di criterio, e di Dio degnamente occupa il posto; eppur si sa che il timpano e il salterio accorda all'armonia del girarrosto;

e se i preti diluviano di cuore, lo potete vedere a tutte l'ore. La è piena di ghiottonerie: il nostro padre Adamo per un pomo

la prima fe' delle corbellerie, e la rósa ne' denti infuse all'uomo. S'ei per un pomo si giuocò il giardino, cosa faremo noi per un tacchino?

Niente dirò di Lot e di Noè né d'altri patriarchi bevitori, né di quel popol ghiotto che Mosè strascinò seco per sì lunghi errori,

che, male avvezzo, sospirò da folle perfin gli agli d'Egitto e le cipolle. Giacobbe, dalla madre messo su, Isacco trappolò con un cibreo,

e inoltre al primogenito Esaù le lenticchie vendé da vero Ebreo: anzi, gli Ebrei, per dirla qui tra noi, chiedono il doppio da quel tempo in poi.

Vo' dire anco di Gionata, che mentre Saùlle intìma ai forti d'Israele di tener vuoto per tant'ore il ventre, ruppe il divieto per un po' di miele;

tanto è ver che la fame è sì molesta, che per essa si giuoca anco la testa. Venendo poi dal vecchio Testamento a ripassar le cronache del nuovo,

cariche, uffici, più d'un sacramento, parabole, precetti, esempi, trovo (se togli qua e là qualche miracolo) che Cristo li fe' tutti nel Cenacolo.

Sembra che quella mente sovrumana prediligesse il gusto e l'appetito; come fu visto alle nozze di Cana che sul più bello il vino era finito,

ed ei col suo potere almo e divino lì su due piedi cangiò l'acqua in vino. Ed oltre a ciò rammentano i cristiani, e nemmeno l'eretico s'oppone,

ch'egli con cinque pesci e cinque pani un dì sfamò cinquemila persone, e che gliene avanzâr le sporte piene, né si sa se quei pesci eran balene.

Ne volete di più? L'ultimo giorno ch'ei stette in terra, e che alla mensa mistica ebbe mangiato il quarto cotto in forno, istituì la legge eucaristica,

e lasciò nell'andare al suo destino per suoi rappresentanti il pane e il vino. Anzi, condotto all'ultimo supplizio, fra l'altre voci ch'egli articolò,

dicon gli Evangelisti che fu sitio; ed allorquando poi risuscitò, la prima volta apparve, e non è favola, agli apostoli, in Emaus, a tavola.

E per ultima prova, il luogo eletto onde servire a Dio di ricettacolo, se dall'ebraico popolo fu detto Arca, Santo dei Santi e Tabernacolo,

i cristiani lo chiamano Ciborio, con vocabolo preso in refettorio. Lascerò stare esempi e citazioni, e cosa vi dirò da pochi intesa,

da consolar di molto i briaconi: è tanto vero che la Madre Chiesa tiene il sugo dell'uva in grande onore, che si chiama la vigna del Signore.

Dunque destino par di noi credenti nel padre, in quel di mezzo e nel figliuolo, di bere e di mangiare a due palmenti, e tener sui ginocchi il tovagliolo:

e se questa vi pare un'eresia, lasciatemela dire, e così sia. Allegri, amici: il muso lungo un palmo tenga il minchion che soffre d'itterizia;

noi siamo sani, e David in un salmo dice Servite Domìno in laetitia: sì, facciam buona tavola e buon viso, e anderemo ridendo in Paradiso.

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