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1809–1850

CONTRO UN GIORNALISTA

Giuseppe Giusti

Tu dei pettegoli per la puntura, sempre in orecchio, sempre in paura;

non ti capaciti com'io resista al turpiloquio d'un libellista,

che nel frenetico ciarlio d'adesso, ruttando infamie rutta sé stesso.

Non vedi il misero ferirti apposta, per sete inutile d'una risposta?

Cercar coll'animo grullo e mendìco la vanagloria di tuo nemico?

Teme la rabbia d'un cane offeso, e teme l'asino a un punto preso.

Ma via, pensandoci, chi vuoi che tema d'un verme anonimo che punge e trema?

No, no, compiangilo: queste son fiere che si riparano col zanzariere;

razzaccia querula di melma uscita, bestie che muoiono nella ferita.

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