Tu dei pettegoli
per la puntura,
sempre in orecchio,
sempre in paura;
non ti capaciti
com'io resista
al turpiloquio
d'un libellista,
che nel frenetico
ciarlio d'adesso,
ruttando infamie
rutta sé stesso.
Non vedi il misero
ferirti apposta,
per sete inutile
d'una risposta?
Cercar coll'animo
grullo e mendìco
la vanagloria
di tuo nemico?
Teme la rabbia
d'un cane offeso,
e teme l'asino
a un punto preso.
Ma via, pensandoci,
chi vuoi che tema
d'un verme anonimo
che punge e trema?
No, no, compiangilo:
queste son fiere
che si riparano
col zanzariere;
razzaccia querula
di melma uscita,
bestie che muoiono
nella ferita.