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1809–1850

AVVISO PER UN SETTIMO CONGRESSO CHE È DI LÀ DA VENIRE

Giuseppe Giusti

Su' Altezza Serenissima, veduta l'innocenza di quelli che almanaccano d'intorno alla scienza;

visto che tutti all'ultimo son rimasti gli stessi, e pagan sempre l'estimo dopo tanti Congressi;

nelle paterne viscere chiuso il primo sospetto, spalanca uno spiraglio in pro dell'intelletto.

Sia noto alla penisola dall'Alpe a Lilibeo; noto a tutto il chiarissimo dottume europeo,

che ci farà la grazia d'aprire alla dottrina gli Stati felicissimi e la real cucina.

Per questo a tutti i singoli chiamati nei dominî (nel caso che non trovino oppilati i confini)

dice di lasciar correre, per lo stile oramai, l'apostrofi all'Italia non ascoltate mai.

Anzi, purché non tocchino il pastorale e il soglio, ai dotti cantastorie rilascia il Campidoglio;

che di lassù millantino, scordando il tempo perso, d'avere in illo tempore spoppato l'universo.

Questa, quando la trappola muta i leoni in topi, è roba di rettorica; l'insegnan gli Scolopi.

E, tolta la statistica che pubblica i segreti, la chimica e la fisica che impermalisce i preti;

tolto il commercio libero, tolta l'economia, gli studî geologici e la frenologia;

posto un sacro silenzio d'ogni e qualunque scuola, del resto a tutti libera concede la parola.

Ora che il suo buon animo è chiaro e manifesto, a scanso d'ogni equivoco si ponga mente al resto.

Il Progresso è una favola: e Su' Altezza è di quelli rimasti tra gl'immobili, e crede ai ritornelli.

Perciò, da savio Principe che in pro dei vecchi Stati ritorce il veneficio dei nuovi ritrovati,

ha con fino criterio pensato e stabilito di promettere un premio a chi sciolga un quesito:

«Dato che torni un secolo agli arrosti propizio, se possa il carbon fossile servire al Sant'Uffizio».

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