Su' Altezza Serenissima, veduta l'innocenza di quelli che almanaccano d'intorno alla scienza;
visto che tutti all'ultimo son rimasti gli stessi, e pagan sempre l'estimo dopo tanti Congressi;
nelle paterne viscere chiuso il primo sospetto, spalanca uno spiraglio in pro dell'intelletto.
Sia noto alla penisola dall'Alpe a Lilibeo; noto a tutto il chiarissimo dottume europeo,
che ci farà la grazia d'aprire alla dottrina gli Stati felicissimi e la real cucina.
Per questo a tutti i singoli chiamati nei dominî (nel caso che non trovino oppilati i confini)
dice di lasciar correre, per lo stile oramai, l'apostrofi all'Italia non ascoltate mai.
Anzi, purché non tocchino il pastorale e il soglio, ai dotti cantastorie rilascia il Campidoglio;
che di lassù millantino, scordando il tempo perso, d'avere in illo tempore spoppato l'universo.
Questa, quando la trappola muta i leoni in topi, è roba di rettorica; l'insegnan gli Scolopi.
E, tolta la statistica che pubblica i segreti, la chimica e la fisica che impermalisce i preti;
tolto il commercio libero, tolta l'economia, gli studî geologici e la frenologia;
posto un sacro silenzio d'ogni e qualunque scuola, del resto a tutti libera concede la parola.
Ora che il suo buon animo è chiaro e manifesto, a scanso d'ogni equivoco si ponga mente al resto.
Il Progresso è una favola: e Su' Altezza è di quelli rimasti tra gl'immobili, e crede ai ritornelli.
Perciò, da savio Principe che in pro dei vecchi Stati ritorce il veneficio dei nuovi ritrovati,
ha con fino criterio pensato e stabilito di promettere un premio a chi sciolga un quesito:
«Dato che torni un secolo agli arrosti propizio, se possa il carbon fossile servire al Sant'Uffizio».
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