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1809–1850

ALL'AMICA LONTANA

Giuseppe Giusti

Te solitaria pellegrina, il lido tirreno e la salubre onda ritiene, e un doloroso grido distinto a te per tanto aere non viene,

né il largo amaro pianto tergi pietosa a quei che t'ama tanto. E tu conosci amore, e sai per prova che, nell'assenza dell'obietto amato,

al cor misero giova interrogar di lui tutto il creato. Oh, se gli affanni accheta questa di cose simpatia segreta;

quando la luna in suo candido velo ritorna a consolar la notte estiva, se volgi gli occhi al cielo, e un'amorosa lacrima furtiva

bagna il viso pudico per la memoria del lontano amico, quell'occulta virtù che ti richiama ai dolci e malinconici pensieri,

è di colui che t'ama un sospir, che per taciti sentieri giunge a te, donna mia, e dell'anima tua trova la via.

Se il venticel con leggerissim'ala increspa l'onda che lieve t'accoglie, e sussurrando esala intorno a te dei fiori e delle foglie

il balsamo, rapito lunge ai pomari dell'opposto lito; dirai: quest'onda che si lagna, e questo aere commosso da soave fiato,

un detto, un pensier mesto sarà del giovinetto innamorato, cui deserta e sgradita non divisa con me fugge la vita.

Quando sull'onda il turbine imperversa alti spingendo al lido i flutti amari, e oscurità si versa sull'ampia solitudine dei mari,

guardando da lontano l'ira e i perigli del ceruleo piano; pensa, o cara, che in me rugge sovente di mille e mille affetti egual procella:

ma se l'aere fremente raggio dirada di benigna stella, è il tuo sereno aspetto che reca pace all'agitato petto.

Anch'io mesto vagando all'Arno in riva, teco parlo e deliro, e veder parmi come persona viva te muover dolcemente a consolarmi:

riscosso alla tua voce nell'imo petto il cor balza veloce. Or flebile mi suona e par che dica nei dolenti sospiri: «Oh mio diletto,

all'infelice amica serba intero il pensier, serba l'affetto: siccome amor la guida, essa in te si consola, in te s'affida».

Or mi consiglia, e da bugiardi amici e da vane speranze a sé mi chiama. «Brevi giorni infelici avrai», mi dice, «ma d'intatta fama;

dolce perpetuo raggio rischiarerà di tua vita il viaggio. Conscio a te stesso, la letizia, il duolo premi e l'amor di me nel tuo segreto;

a me tacito e solo pensa, e del core ardente, irrequieto apri l'interna guerra, a me che sola amica hai sulla terra».

Torna la cara immagine celeste tutta lieta al pensier che la saluta, e d'un angelo veste l'ali, e riede a se stessa, e si trasmuta

quell'aereo portento, come una rosea nuvoletta al vento. Così da lunge ricambiar tu puoi meco le tue dolcezze e le tue pene;

interpreti tra noi fien le cose superne e le terrene: in un pensiero unita sarà così la tua colla mia vita.

Il sai, d'uopo ho di te: sovente al vero di cari sogni io mi formava inganno; e omai l'occhio, il pensiero altre sembianze vagheggiar non sanno;

ogni più dolce cosa fugge l'animo stanco e in te si posa. Ma così solo nel desio che m'arde virtù vien manco ai sensi e all'intelletto,

e sconsolate e tarde si struggon l'ore che sperando affretto: ahimè, per mille affanni già declina il sentier de' miei begli anni!

Forse mentr'io ti chiamo, e tu nol sai, giunge la vita afflitta all'ore estreme; né ti vedrò più mai, né i nostri petti s'uniranno insieme:

tu dell'amico intanto piangendo leggerai l'ultimo canto. Se lo spirito infermo e travagliato compirà sua giornata innanzi sera,

non sia dimenticato il tuo misero amante: una preghiera dal labbro mesto e pio voli nel tuo dolore innanzi a Dio.

Morremo, e sciolti di quaggiù n'aspetta altro amore, altra sorte ed altra stella. Allora, o mia diletta, la nostra vita si farà più bella;

ivi le nostre brame paghe saranno di miglior legame. Di mondo in mondo con sicuri voli andran l'alme, di Dio candide figlie,

negli spazii e nei soli numerando di Lui le meraviglie, e la mente nell'onda dell'eterna armonia sarà gioconda.

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