Ghinozzi, or che la gente si sciupa umanamente, e alla morbida razza solletica il groppone
filantropica mazza fasciata di cotone, lodi tu che il dolore, severo educatore,
c'impaurisca tanto? che l'uom, già sonnolento, dorma perfin del pianto all'alto insegnamento?
Gioia e salute scende dal pianto, a chi l'intende; né solo il bambinello per le lacrime fuori
riversa dal cervello i mal concetti umori. A chi se stesso apprezza, chiedi se in vile ebbrezza
cercò rifugio a' guai; se sofisma di scuola gli valse il dolce mai d'una lacrima sola!
Liberamente il forte apre al dolor le porte del cor, come all'amico; e a consultar s'avvezza
il consigliero antico d'ogni umana grandezza. Ma a gente incarognita, i mali della vita
sentono di barbarie: è bel trovato d'ora accarezzar la carie che l'osso ci divora.
Se dal vietato pomo venne la morte all'uomo, oggi è medicinale all'umana semenza,
cotto dallo speziale, l'albero della scienza. Su, la fronte solleva, povera figlia d'Eva:
lo sdegno del Signore il Fisico ti placa, e tu senza dolore partorirai briaca.
Chiudi, chiudi le ciglia, e sogna una quadriglia. Che importa saper come del partorir le doglie
ti fan più caro il nome e di madre e di moglie? Bello, in pro del soffrente corpo, annebbiar la mente!
e, quasi inutil cosa, nella mortale argilla sopire inoperosa la divina scintilla!
Ma, dall'atto vitale, la parte spiritale rimarrà senza danno, nello spasimo, assente?
Forse i Chimici sanno dell'esser la sorgente? Sanno come si volve nell'animata polve
la sostanza dell'Io? E la vita e la morte, segreti alti d'Iddio, soggiacciono alle storte?
Amico, io non m'impenno, poeta inquisitore, se benefico senno, guidato dall'amore,
rimuove utili veri dall'ombra de' misteri; sol dell'Arte ho paura, quando, orgogliosa in toga,
la sapiente Natura d'addottorar s'arroga, e l'animo divelle per adular la pelle.
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