Skip to content
1809–1850

A UNA DONNA

Giuseppe Giusti

Solitario fra le genti, l'amor mio sospiro invano: al mio pianto, di lontano si compiange un altro cor.

Se da presso i nostri palpiti confidarci a noi non lice, va', canzone, all'infelice, consolando il suo dolor.

La vedrai pensosa e mesta, tutta assorta in un'idea: qui baciommi... qui sedea... mormorar l'udrai talor.

La vedrai guardare in lacrime un sentiero... una pendice... Va', canzone, all'infelice, consolando il suo dolor.

Come un'ombra, come un sogno son fuggiti i dì beati, ma dei baci rinnovati non è spento in noi l'ardor:

lo mantiene inviolabile la memoria avvivatrice. Va', canzone, all'infelice, consolando il suo dolor.

Dille: il giovine dolente della vita in tanto amaro, sa che t'ama, che t'è caro, che in due cori è un solo amor.

Di' che l'anima gl'inebria quest'idea consolatrice... va', canzone, all'infelice, consolando il suo dolor.

Quasi un sogno nei dolci anni quell'imago al cor s'offerse, che l'intese, che s'aperse come rosa al primo albor.

Vivrà sempre di quell'aura, di quell'onda animatrice. Va', canzone, all'infelice, consolando il suo dolor.

Da lei muova, a lei ritorni l'ondeggiar de' pensier miei; in me dessa, io viva in lei una vita tutta amor.

Altri sensi, altre promesse tacerà, ma il cor le dice. Va', canzone, all'infelice, consolando il suo dolor.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.