Facesti l'acqua cheta e l'innocente
finché stetti sull'ale e pencolai;
ma quando finalmente io mi calai,
ti rivoltasti a me come un serpente.
D'intorno a casa continovamente
ti fai ronzar d'amanti un viavai;
giri e rigiri come gli arcolai,
perché dietro di me rida la gente.
Se chiami queste cabale a raccolta
colla speranza ch'io doventi matto,
al medico la mula si rivolta.
Tu piuttosto la testa hai persa affatto,
se non t'accorgi che per questa volta
cancelli da te stessa il tuo ritratto.