Una bocca mangiar per mille e mille E divorar di tutto un Regno l'auro; Far culti al nostro lido il Turco e 'l Mauro A menar tra cristian l'ore tranquille;
Esser le leggi tra Cariddi e Scille E comprarsi i fattori a gran tesauro; Non mai partirsi il sol d'Ariete e Tauro E un Bacco esser preposto a un forte Achille;
Offrir sì spesso sacrifici a Bacco A spese altrui, mentre con fiero scempio Si déan di venditor le merci a sacco; Farsi ogni albergo di lascivia un tempio
E mandar sempre attorno più di un cacco, Per appagar d'un tratto il desir empio; Con barbarico esempio, Gente a torto veder di vita prive,
Per pazza furia o per gradir le dive; Veder chi aborre e schive Virtù e valore, e nobiltate atterri, E sol preggi ruffian, buffoni e sgherri.
Se più credi, ben erri: Del Ciel, forse, mirò pietoso raggio Nostri scorni, e dié fine a tanti oltraggi. Or sacro spirto e saggio
Venuto è a ristorar sì gravi danni, Di cui sian lunghi e fortunati gli anni. Non più mortali affanni Sosterrem da Vallon, da Traci o 'Scocchi
Materia da coturni e no<n> da socchi; Non più, ignoranti o sciocchi, La bilancia vedrem librar d'Astrea Per forza d'or, sì come pria si avea;
No<n> più fia Citerea Arbitra de le liti e de gli onori, Eletta a compartir toghe er allori. Son cessati i favori:
Ogni messo d'Amor langue e vien meno E torna ogni montone a l'erba, al fieno.
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