Dal Tebro, ove già fui molt'anni oppresso
Da servitù d'amor penosa e dura,
Venni a queste sul Ren famose mura,
Per non morire a la mia morte appresso.
Ma, spento il primo ardor, d'arder non cesso,
Ché 'l tenor di mia stella eterno dura.
Né, per loco cangiar, cangio ventura,
Né, per fuggire altrui, fuggo me stesso.
Fiamma d'amor più pura e più vivace
Rende l'altra men bella e men cocente,
Sì com'oscura il sol picciola face.
E come suol talora egro languente,
Così quest'alma, or che trafitta giace
Da maggior piaga, la minor non sente.