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1582–1626

L'oriuolo

Girolamo Preti

Fabricando sonora e viva mole Arte si mosse ad emular Natura, Che se diede Natura il moto al sole, Questa il moto del sol segue e misura.

S'eternamente il ciel girar si suole, Il giro anco di questa eterno dura, E ciò che faccia il sol, nasca o tramonte, Mostra, nunzia fedele, in voce e 'n fronte.

Grave al canape torto il piombo appeso Aspirando al suo centro in aria pende. Contro al piombo maggior più lieve è un peso, E con moto contrario un sale, un scende.

La machina dal pondo a lei sospeso, Quasi da intelligenza, il moto apprende; Ché, girando la fune un polo immoto, Dà un sol motore a cento moti il moto.

Come sfera maggiore in ciel s'aggira, Che col suo cerchio i minor cerchi abbraccia, E le rotanti sfere al corso tira, Che del corso di lei seguon la traccia;

Così ruota maggior qui seco gira Ruote minori, e col fuggir le caccia, E, com'appunto i cieli, intorno ruota Corso a corso contrario, e ruota a ruota.

Girasi un orbe, e con tenaci denti Muove sospesa in alto instabil libra. Questa de l'ore il tempo e de' momenti, Quasi con giusta lance, appende e libra:

Tarda i moti veloci, affretta i lenti, L'un de' bracci ritira e l'altro vibra; E mentre è mossa, altrui muove e governa, E pari il moto a la quiete alterna.

Poi che volubil cerchio in giro è corso Ai confini de l'ore e tocco ha il segno, Scocca tenace ferro, e scioglie il morso Ch'al fuggir d'altre ruote era ritegno.

Movonsi i poli in giro, i giri in corso, E sembrano in girar fremer di sdegno, Ché rauco un mormorio precede al suono, Com'anzi il fulminar mormora il tuono.

Ferro percotitor s'alza pesante Sovra il cavo metallo, e d'alto piomba: Tuona ai colpi di lui squilla sonante, Ch'a le guerre del tempo è quasi tromba;

Tromba, ch'a noi funesta e minacciante Numera quanti son passi a la tomba, Gridando a l'uomo, al numerar de l'ore, Che quanto ei vive piú, tanto più muore.

Stella, quasi cometa, errando intorno, Gl'interni giri in suo girar seconda, Che morte annunzia in distinguendo il giorno Col suo raggio mortal, lingua faconda.

Così la mole al mentitor fa scorno, Mentre fa che la lingua al cor risponda; Né simulando il vero entro sepolto, Quel che cela nel sen scopre nel volto.

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