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1582–1626

L'Aurora

Girolamo Preti

Ecco l'alba in oriente, Filli mia, già spunta il giorno, Ecco il ciel fatto ridente, Ecco fatto il mondo adorno;

Nuova luce i monti infiora, Nuovo raggio il cielo indora. Mira, Filli, andar le stelle Ver l'occaso fuggitive,

Ecco omai le lor facelle Moribonde e semivive; Ah, che forse i raggi loro Rende oscuri il tuo crin d'oro!

Nasce il dì, più che non suole, Luminoso e sfavillante, Perché forse impara il sole Lo splendor dal tuo sembiante.

O vergogna o sdegno prende Ch'altro sole in terra splende. Odi l'aure mormorando Salutar l'alba novella,

Ma di Filli susurrando Paion dir l'alba è men bella; E gli augelli, a mille a mille, Ceda l'alba e viva Fille.

Filli mia, vinto ti cede De l'Aurora il nuovo albore; Ma l'Aurora esempio diede Che beltà va con Amore,

E d'Amor arse già tanto, Che stillò rugiade in pianto. L'altro Sol, che sì ti vanti Pareggiar co' lumi ardenti,

Per due luci fiammeggianti Provò pur fiamme cocenti; E 'l calor che seco adduce è d'amor più che di luce.

Ma tu porti, o mia ritrosa, Sole in fronte e ghiaccio in petto, E crudel quanto vezzosa Il mio duol fai tuo diletto.

Ah, non è bellezza intera Volto d'alba e cor di fera!

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