Signor, ch'io canti, oimè, de' vostri amori?
Ah, lo 'ngegno non è pari al desio:
Che se pietà bramate a' vostri ardori,
Pietà non cheggio, e pur la bramo anch'io.
Son de' vostri tormenti i miei maggiori,
Né voce mai da questo petto uscio.
Come posso ne' vostri e miei dolori
Cantar del vostro ardor, se taccio il mio?
Cantate voi de le mie fiamme, e poi,
Se giova il lagrimar, piagnerò tanto,
Che forse i' piagnerò per me, per voi.
Così co' vostri carmi e col mio pianto
Scopransi i nostri amori, e sia tra noi
Un bel cambio di lagrime e di canto.