Donna saggia e gradita,
per voi provo sì dolce ogni tormento,
che in tale stato viver mi contento.
E s'io vi cheggio aita,
talor facciol ch'io temo
che il mal mio troppo estremo
conduca a fin questa mia debil vita.
Non curo già per voi, Donna, morire
ma non vorrei partire,
lasso, sì tosto dal bel vostro volto,
ov'è quanto ha di bello il ciel raccolto.
Che se mi fosse, come alla fenice,
vivo tornar doppo il morir concesso,
voi m'odiresti, o del mio cor beatrice,
chiedervi morte più che vita spesso.