Ne la stagion che 'l ciel rapido inchina verso occidente, e che 'l dì nostro vola a gente che di là forse l'aspetta, veggendosi in lontan paese sola,
la stanca vecchiarella pellegrina raddoppia i passi e più e più s'affretta: e poi così soletta al fin di sua giornata
talor è consolata d'alcun breve riposo, ov'ella oblia la noia, e 'l mal de la passata via. Ma, lasso, che né dì né notte adduce
quiete a l'alma mia, poi ch'è mancata in lei l'eterna luce. Come 'l sol volge l'infiammate rote per dar luogo a la notte, onde discende
dagli altissimi monti maggior l'ombra, l'avaro zappador l'arme riprende, e con parole e con alpestri note ogni gravezza del suo petto sgombra,
e poi la mensa ingombra di povere vivande simili a quelle giande, le qua' fuggendo tutto 'l mondo onora.
Ma chi vuol si rallegri ad ora ad ora, ch'io già non posso aver la mente lieta, poi che del ben son fuora, ch'informa il ciel, le stelle e ogni pianeta.
Quando vede 'l pastor calare i raggi del sol lucenti al nido ov'egli alberga ed imbrunir le parti d'oriente, drizzasi in piedi, e con l'usata verga
lasciando l'erba e le fontane e i faggi, move la schiera sua soavemente. Poi lontan da la gente, o casetta o spelunca
di verdi frondi ingiunca: ivi senza pensier s'adagia e dorme. Ma non già io così, tanto è difforme il viver mio, e tal dolor mi strugge,
da che lasciato ho l'orme di Cristo e seguo il mondo, che mi fugge. E i naviganti in qualche chiusa valle gettan le membra, poi che 'l sol s'asconde,
sul duro legno e sotto l'aspre gonne. Ma io, benché 'l pianeta in mezzo l'onde s'attuffi e lasci Ispagna a le sue spalle e Granata e Marocco e le Colonne,
e gli uomini e le donne e 'l mondo e gli animali acquetino i lor mali, fine giamai non pongo al duro affanno,
veggendo in tanti error con mio gran danno l'alma irretita per sua fera voglia sì ch'ancor d'anno in anno più s'inviluppa, e tardo è chi la scioglia.
E perché un poco nel parlar mi sfogo, veggio la sera i buoi tornare sciolti da le campagne da' solcati colli, ma non da me i sospir giamai son tolti,
portando al collo de' peccati il giogo, onde dì e notte gli occhi miei son molli, perch'io misero volli tenerli così fiso
al falso aspetto e viso di questo mondo: e però piango in parte quel che non mai per forza né per arte si acquista, ma ven dato in dolce preda
a chi non se disparte da Cristo, sì ch'in lui sol speri e creda. Canzon, non star più meco, ma va' inanzi sia sera,
del ciel passa ogni schiera, fin ch'al Signor in alto seggio e loco giunta sarai, e fermate ivi un poco, e digli com'io vo di poggio in poggio
cercando arder nel foco de l'amor suo, ov'io stanco m'appoggio.
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