Lasso, quante fiate il duol m'assale,
per tanto error, che mille volte e mille
fuggito ho i raggi e le dolci faville
che suol mandar l'amor di Dio immortale.
Ma poi ch'ora il Signor m'ha fatto tale
ch'a nona, a vespro, a l'alba e a le squille
son le mie voglie in lui così tranquille,
che d'altri più non mi rimembra o cale,
levando ad esso ambe le mani e 'l viso,
che faccia, il priego, mie virtuti accorte
a la dolce aura che egli sempre spira.
E questo io cheggio per mio paradiso,
che nel suo dolce amor mi riconforte
ogniora il cor, ch'altrove non respira.