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1480–1547

47 (RVF 359)

Girolamo Malipiero

Signor, che solo sei vero conforto e ver riposo di mia vita stanca, acciò del tuo giudizio a la man manca io non sia posto, prego fammi accorto

a vincer quel, che di paura smorto ognior mi fa, cercando pur quest'alma privar de l'aurea palma, e trarla fuor del tuo paterno seno,

però dal ciel sereno l'angel tuo venga, e dica: – D'alte parti mi manda a te Iesu, per consolarti –. Con tutto il cor ben ora io ti ringrazio

di quella carità tanta alta, d'onde gittato, come Giona, in le trist'onde di questo mondo, mai non fosti sazio, soffrir affanni per tutto lo spazio

degli anni tuoi, per acquistarci pace, ma bene mi dispiace, che l'alma mia da te sia mai partita, ingrata di sua vita,

che pur dovea saper quanto l'amasti quando il cor tutto in croce le mostrasti. Altri già non accuso che me stesso di tanto error, cagion di gran martire,

ch'avrei potuto più volte salire a miglior stato, e farmi molto appresso a te, che vita sei, s'io avesse messo il mio desir in acquistar virtute,

se l'eterna salute per grazia è destinata e per ben fare. M'al ben mie voglie rare per l'appetito in pena dato a noi,

mi tranno al basso, e più non posso poi. Ch'altro dunque debb'io, che pianger sempre misero e sol, che senza te son nulla? Meglio saria, ch'io fusse spento in culla,

ch'esser mi privo di tue dolci tempre. Odo che dici: – A che pur ti distempre? Non sai che senza me da terra l'ali non movono i mortali? –

Perciò, Signor, poiché le false ciance del mondo a giusta lance librando, omai ricorro a te, che m'ami fa' ch'io gusti tua croce e suoi bei rami.

E prego fa' che nel mio cor ogniora confitte stian le tue spinose frondi sì ch'io sia tal come a cui tu rispondi per grazia, il buon tuo servo che ti onora.

Si potrà forse far l'alma mia ancora, seguendo quel che 'l ciel ci mostra e segna, de la tua grazia degna, ma perch'in ciò non ha vigor né forza,

e al mal altri la sforza, a te si volve, a te chiede soccorso, sì che sia teco al fine del suo corso. Oh quando fia che di quel aureo nodo

d'amor mi trovi avinto, di cui tocchi quei già beati, affisso il cor e gli occhi hanno a te sempre; o quand'io a cotal modo dir potrò allegramente: ora mi godo

nel ciel, dove non son volubil gli anni con dolorosi affanni, ma ferma eternità, e tutta quella gloria che l'alma bella

unqua può desiar? O somma e pia bontà, lì afferma la salute mia. Canzon, con umil volto senza paura al mio Signor sospira,

perch'egli non s'adira, ma sue dolcezze i sassi romper ponno e morti suscitar come dal sonno.

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