Arbor gentil, che forte amai molt'anni
e amando già mai non ebbi a sdegno,
a te drizzo il pensier, movo l'ingegno,
e sfogo a l'ombra tua miei gravi affanni.
Contemplo in te quel che gli occulti inganni
scoperse del nemico, o sacro legno.
Tu ne sei posto per vessillo e segno,
per cui schifar possiam gli eterni danni.
Però lo spirto mio ver te sospira,
e brama caminar per strade nove
de l'orme tue là dove error si perde.
E perch'in te sol Dio, no 'l falso Giove,
tinge con la pietà suoi moti d'ira,
fa' che 'l vigor tuo sempre in noi sia verde.