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1480–1547

41 (RVF 270)

Girolamo Malipiero

Amor verace, al cui bel giogo antico soggiace il tutto, sopra ogni altra prova meravigliosa e nova de la tua possa è ciò che quel che pria

del mondo eternalmente esser si trova, constringi, come noi, farsi uom mendico, e del suo cor pudico, ove suol albergar la vita mia,

fai sì che sotto 'l gran tuo impero sia. E come vero è scritto e si ragiona, ed è cosa probata qui fra noi, quel che ti vagli e puoi

a tal imprese sua gentil persona riduci, finché l'hai di vita tolto quand'oscurato in croce fu il bel volto. S'adunque tanto puoi, che col tuo lume

le menti accendi, e dolce sia la fiamma, tal ch'ogni cor ch'infiamma infiammarsi più cerchi, ognior più ardendo, e se mai cervo non si vide o damma

con tal desio cercar fonte né fiume, com'hanno per costume l'alme, che tu possiedi (quant'intendo) di bramar il lor fine, ognior studendo

a mover l'ali di miglior pensero al desiderio, ove la strada manca, non sia per me ora stanca la tua virtù, senza la qual non spero,

che 'l sommo Dio giamai mi faccia degno del suo celeste e glorioso regno. Quant'io bramo sentir la tua gentile aura, che come dentro al cor si sente,

l'alma fatta è possente, amando, d'acquetar suoi sdegni ed ire, e serenar la tempestosa mente, tal che via tolto il velo oscuro e vile,

del basso ingegno il stile s'inalza, ove per sé non poria gire. Onde se merto alcun ha il buon desire, Amor, che l'alma in sua ragion fai forte,

piacciati unirla col suo proprio obietto: senza il qual m'è imperfetto il ben oprar, e 'l viver m'è una morte; né indarno fia s'in me tue forze adopre,

mentre 'l mio spirto ancor terra ricopre. Amor, come già fosti a me quel sole, che sciolse il ghiaccio ond'io solea gir carco, così prego ch'al varco

estremo de la vita, dal mio core non ti diparti, acciò che quanto l'arco drizzerà in me la morte, come suole, senza suon di parole,

punto io non tema armato di te, Amore: che se 'l nemico venirà a quell'ore cercando a sua rabbiosa fame l'esca, converrà che con l'ali tue m'ascondi,

e che per me rispondi, sì che 'l cor mio, ch'altrove non s'invesca, stia forte, come scoglio a mare e vento, ed io ne voli al ciel per te contento.

Nullo fia dunque, Amor, che mai mi scioglia dal dolce laccio tuo, non aspro ed irto, poscia che l'almo spirto dolce per te mi fa la cosa acerba.

Tu giorno e notte, più che lauro o mirto, mi tieni verde l'amorosa voglia, quando si veste e spoglia di fronde il bosco, e la campagna d'erba.

Umil tu fai la mente già superba, e 'l cor sì astringi, che non può scampare, né ritrovar, quantunque gira il mondo, affetto più giocondo,

tal che non giova in me più ritentare a' sensi lor lusinghe, che le tu' arme tai sono, per cui noia niun può farme. E quai son l'arme tue? Saette accese

di quel celeste ed invisibil foco, contra cui nulla o poco val arte, ingegno, astuzia o forza umana. Contender contra il ciel parea esser gioco

a Saolo, uomo infidele e men cortese, ma tosto ch'ebbe intese, le tue parole, l'alma sua villana divene sì amorosa, umile e piana,

che poi lui veggio sol per te lodarsi ne li suoi affanni, ed essortar altrui ad amar Dio, a cui si deve il pregio di più laude darsi.

Drizzato dunque a te, ogni cor duro fai molle, e per amar lieto e securo. Gli animi ch'al tuo regno il cielo inclina, diversamente leghi, ed ad un modo,

ch'a tutti è dolce il nodo, ma con più grazia a chi maggior ne volse. Però sopra di ciò spesso mi godo, perch'in amar quest'alma pellegrina

vorrebbe esser divina, poi che da sé l'affetto van disciolse che da te con gran danno la ritolse. Dimostra dunque l'alta tua virtute

per infiammar il novo mio desio, ed entro al cor fa' ch'io senta de la tua man nove ferute, tal che mai indarno in me l'arco non scocchi,

finché non sian per morte chiusi gli occhi. Amor, se l'alma a così dolce legge in terra astringi, quando al ciel fia gita, che le farai, dov'è perfetta vita?

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