Che debb'io far? Che mi consigli, Amore, poi che per me morire volse il sommo Fattor, a cui vorrei far dono interamente del mio core,
e quello ognior seguire, perch'egli ebbe dolor per me sì rei di morte, acciò di lei non tema, né paventi eterna noia,
ma che per festa e gioia, quando al suo fin la vita mi fia volta, ogni pena e tristezza mi sia tolta. Ma ben (Amor tu 'l senti) io qui mi doglio,
che per mio diffetto ed error grave già non conobbi: ond'io, com'uom che vole la notte uscir del mar, ma teme il scoglio, ora mia fragil nave
commetto a te, perch'apparir il sole mi facci, e tue parole mi fian conforto tal ch'a miglior stato conduchi il cor mio ingrato,
sì che 'l benigno Dio sia sempre meco per grazia, e per affetto io sempre seco. La speme, che mi dai, Amor, (tu 'l vedi) m'afflige il cor, mentr'ella
mi ritarda la vera conoscenza di quella maestà ch'a scalzi piedi andando così bella, fe' degno il mondo de la sua presenza.
Ma lasso, ahimè, che senza lei, né vita mortal né me stess'amo, piangendo la richiamo: questo m'avanza di cotanta spene,
e questo solo ancor qui mi mantiene. Oh quante volte, Amor, mi drizzi 'l viso a quel supremo cielo, a qual (come per fé chiaro è fra noi)
l'alma, che degna fia del paradiso, andrà sciolta del velo, ch'avrà fatt'ombra qui ai spirti suoi, per rivestirsen poi
un'altra volta, e mai più non spogliarsi; anzi più bella farsi, e tanto più, quanto molto più vale sempiterna bellezza, che mortale.
In questa altezza quella eccelsa donna Maria contemplo, come là dove più gradir sua vista sente, ella è del viver mio l'alma colonna,
il cui santo e bel nome risona nel mio cor sì dolcemente, che tornandomi a mente, come già in me con speme assai più viva
la grazia sua fioriva, vo' ristorar l'affetto, perché spero giunger per suo favor a l'amor vero. Voi, santi, che mirate sua beltate
ne la beata vita; e la fruite in ciel, peroch'in terra l'amaste prima, vincavi pietate, poi che lassù è salita
l'alma d'ogniun di voi fuora di guerra, perché 'l senso mi serra a tal madre il camin da seguitarla, udite il cor, che parla,
e a lei desia con amoroso nodo esser legato: impetrategli il modo. Amor, fuor di ragion già non mi porta il desio, che le voglie
de l'alma accende, mentre ch'ella aspira al fin, benché la carne non sia morta, né veda ancor sue spoglie, perciò vorrebbe, e nel voler sospira,
che, finché 'l corpo spira, la grazia, che Dio ha porta a la mia lingua, unquanco non s'estingua, anzi la voce al suo nome rischiari,
se di sue lode li sermon son chiari. Dal loco arrido al verde, dal scuro al chiaro, ov'è perpetuo canto. Canzon va senza pianto,
perché non si convien fra gente allegra andar con mesto volto e veste negra.
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