Il mio Signor, in cui veder solete,
alme beate, il mondo che l'onora
con le sue gran bellezze v'innamora
e ne l'amor vi fa contente e liete.
Per consiglio di lui, mai non l'avete
de l'albergo del cor scacciato fuora;
ora 'l fruite, e io, benché non fora
d'abitar degno in cielo, ove voi siete,
spero pur ch'egli, che con chiovi affisso
in croce stette a tor via 'l commun danno,
a sé trarrà quest'alma mia superba.
Ond'io per vostro essempio, il bel Narcisso
stato del mondo pien di tristo affanno,
fuggo, qual velenato fior in erba.