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1480–1547

37 (RVF 237)

Girolamo Malipiero

Non ha tanti animali il mar fra l'onde, né lassù sopra il cerchio de la luna vide mai tante stelle alcuna notte, né tanti augelli albergan per li boschi,

né tante erbe ebbe mai campo né piaggia; quanti pensieri ha l'uom mattino e sera. Non così tosto è dì, che fino a sera scorre la mente umana, e se fra l'onde

si vede il sol corcar, e ogni piaggia scurarsi, e nel suo ciel vagar la luna, non discernendo l'uom campi né boschi, il giorno brama e ha in odio la notte.

Allor converso il dì fu in scura notte, quando il primiero padre avanti sera, non s'aveggendo che il serpe dai boschi uscito era a turbar i flutti e l'onde,

ed oscurar le stelle e sol e luna, perdeo per sua cagion quell'alta piaggia. Però va errando l'uom di piaggia in piaggia, pien di gravi pensier di giorno e notte,

e vago ognior più che l'instabil luna, il dì tutto in question passa fin sera, ora pensoso varca il mar e l'onde, or va per monti ed or per selve e boschi.

Ben cieco è l'uom come nutrito in boschi, che discorrendo per ciascuna piaggia del stato suo, non veggia intorno l'onde del tempestoso mar, e farsi notte

agli occhi così oscura anzi la sera, e a suo camin non miri pur la luna. Poi che riposo alcun sotto la luna non è fra questi così orribil boschi,

ove importuna nebbia ognior fa sera, ove romori e gridi in ogni piaggia disturbano le menti il dì e la notte, perché non fugge l'uom sì torbid'onde?

Sovra dure onde al lume de la luna vada chi vuol fuggir la notte e i boschi a la piaggia del ciel di mane e sera.

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