Vergine sacra, che sola sei quella del cui amor vivo, e senza 'l qual morrei, bench'in me sian peccati molti e rei, e di vil signoria l'anima ancella,
pur mi riduco a te, che sei mia stella. Però fa' ch'in me sia di bene gelosia, acciò che l'alma mia
sia fatta per tua grazia ognior più bella. Spesso fortuna in me le sue quadrella avendo spese, mai vinto da lei non fui per lo tuo aiuto, o Mater Dei,
e benché parmi ancor sia cruda e fella, pur io non temo alcuna sua facella, mentre ch'a te m'invia l'amor, che vuol ch'io stia
teco, perché sei pia sì che non sprezzi mai giusta favella. Or questo don da te, madre, vorrei, ch'ormai (perché da la diritta via
de le virtuti il senso me desvia) domar la carne io possa, e con costei non sia possanza sopra i spirti miei, che poi ch'a Dio rubella
fu l'alma, il corpo a quella s'è fatto tal procella, qual Faraone in perseguir gli Ebrei. Se cosa dunque grata mai ti fei,
che merti il tuo favor e cortesia, fa' che tal grazia in ciel per te mi dia, ch'ognior rimembri come i' mi rendei per voto a Dio, che sol chiuso torrei
del cor mio ne la cella dal dì che mammella lasciai, finché si svella da me l'alma, ad amar, certo 'l farrei.
Ben prego, che 'l favor tuo, che m'apria il cor a speme ne l'età novella, regga ancor la mia stanca navicella col governo di tua pietà natia,
tal verso me, com'esser già solia quando più non potei, che me stesso perdei: e ben creder devrei
che chi da te si parte, il bene oblia. Questo però mai fare io non poria per oro o per cittadi o per castella, ch'ingrata l'alma mia sarebbe, s'ella
facesse ciò, come di mente ria; a cui di sì cortese leggiadria sempre tu fosti e sei, che beata direi
tre volte e quattro e sei, s'ella fia sempre nel tuo amor qual pria. Va' spirto a quella diva alma Maria senza cui non saprei
viver, e sosterrei, quando 'l ciel ne rapella, girmen ad ella in sul carro d'Elia.
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