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1480–1547

3 (RVF 22)

Girolamo Malipiero

Quando discese a illuminar la terra quel sommo, eterno e risplendente sole, ch'a mezza notte a noi conduce il giorno, per trar l'umana stirpe a l'alte stelle,

ch'era nascosta in tenebrosa selva, Cominciò allor al mondo imbianchir l'alba. Inanzi ch'apparisce la bell'alba, che scuote intorno l'ombra de la terra,

l'uomo, com'animal nutrito in selva, in tenebre versava senza sole. Ma poi che scese Dio da l'alte stelle, scacciò l'oscura notte e fece il giorno.

Oh beato quel sacro e chiaro giorno, quando prodotta fu così dolce alba, da cui usciron poi cotante stelle, ch'in ogni parte illustrano la terra.

E benedetto il dì ch'apparve il sole, a trarci fuor de l'intricata selva. De' nostri ciechi error l'oscura selva fu fatta illustre in quel felice giorno,

quando nel vel mortale s'ascose il sole, il qual tosto ch'a l'uom condusse l'alba, diedegli forza, che sua grave terra potesse sollevar sopra le stelle.

Più grazie che nel ciel lucenti stelle, e più che rami e frondi in ogni selva, a' miseri mortai, ch'erano in terra, seco menò quel fortunato giorno,

nel qual con sì soave e lucid'alba al mondo nacque di giustizia il sole. Gli antichi padri anzi 'l levar del sole si reggevan al lume de le stelle

sì che senza 'l splendor di sì bell'alba, erano omai come smarriti in selva. Però sia benedetto sempre il giorno che sì gran nebbia trasse de la terra.

Leva di terra omai l'ombrosa selva, e manda il giorno a le minute stelle, surgendo a l'alba, o sempiterno sole.

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