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1480–1547

295 (RVF 339)

Girolamo Malipiero

Conobbi quanto il ciel gli occhi m'aperse, e de l'ingegno femmi estender l'ali, cose nove e leggiadre, ma mortali, sotto cui il verbo eterno si coperse.

L'altre cose da noi tutte diverse, attributi divini ed immortali, perché non furo a l'intelletto eguali, la mia debile vista non sofferse.

Onde quant'io di Cristo giamai scrissi, degno di colpa e non d'onor mi rende, che fu una stilla d'infiniti abissi. Questo è perché la mente non si stende

tant'alto, e per aver gli occhi al sol fissi, tanto ei si vede men, quanto più splende.

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