O tempo, o ciel volubil, che fuggendo
inganni i ciechi e miseri mortali,
o dì veloci più che vento o strali,
or ab experto vostre frodi intendo,
ma scuso voi e me stesso riprendo,
ché natura a volar v'aperse l'ali,
a me diede occhi; e io pur ne' miei mali
li tenni, onde vergogna e dolor prendo.
E sarebbe ora, ed è passata omai,
di rivoltarli in più secura parte,
e poner fine agli infiniti guai.
Ma tu, da cui pietà mai non si parte,
aiutami, o Iesù, che (come il sai)
il bene è per tua grazia e non per arte.