Poi che nel nido l'unica Fenice
mise l'aurate e le purpuree penne
che Dio fatt'uomo sotto l'ali tenne,
onde ogni buono influsso il mondo elice,
perché di mal in lei non fu radice,
presto a ristoro suo l'aiuto venne,
e perché sua beltà sempre mantenne,
rinovata, nel ciel volò felice.
O dunque, dopo Dio, securo e solo
refugio de' viventi, a te ricorro,
madre, cui riverisco, onoro e colo:
leva l'oscura notte ch'aggio intorno,
ti prego, sì che prender possa il volo
a quel beato sempiterno giorno.