I dì miei più legger che nessun cervo
fuggono, e io pur differendo il bene,
corro a la morte, e poche ore serene
succedono a la vita, come osservo.
Misero mondo, instabile e protervo,
del tutto è cieco ch'in te pon sua spene,
ch'al fin nei tuoi piacer che 'l cor suo tiene,
pianger convien, come in catena servo.
Però mortai, per fin che 'l lume ancora
pur luce in noi, leviam le menti al cielo:
del ben, chi 'l gusta più, più s'innamora.
Non aspettiam ch'in noi si cangi il pelo,
ché la speranza per lunga dimora
inganna ogni uom che porta a gli occhi il velo.