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1480–1547

26 (RVF 125)

Girolamo Malipiero

Grave pensier mi strugge con duol acuto e saldo, ch'in ben oprar al ciel non son conforme, e ratto il tempo fugge:.

Né per freddo o per caldo cessa il veloce moto, ed in me dorme l'alma, né vede l'orme di Cristo, ch'i piè lassi

smarrite l'han per colli alteri e per vie molli, donde l'uom cade al basso: che poi stassi là, dove non è dramma

che non sia foco e fiamma. Però che 'l duol mi sforza, e di saver mi spoglia, parlo in rim'aspre e di dolcezza ignude.

Ma come a la sua scorza e al fior ed a la foglia fuor mostra il ramo suo interna virtude, così il duol, che si chiude

nel cor, fuora per gli occhi a quel albero ed ombra, ov'ogni mal si sgombra, convien ch'in pianto e in lamentar trabocchi.

Riparo al mal non altro veggio, così lo scaltro. Oh quante opre leggiadre farei con fiero assalto

incontro a' vizii, s'io prendesse l'arme. Lasso, chi fia che squadre questo mio cor di smalto? Verso cui gran cagion ho di sfogarme,

ch'udir pur spesso parme quella voce che sempre pian piano a l'alma parla, cercando di ritrarla

al sacro amore: e par ch'io me ne stempre, tal che così via scorso viemmi il divin soccorso. Come fanciul ch'a pena

volge la lingua e snoda. che dir non sa, ma 'l più tacer gli è noia, così il desir mi mena a dire, e prego ch'oda

i miei sospir Iesu, anzi ch'io moia, e faccia che mia gioia sia il dolce amor suo solo, sì che d'ogni altro schiva,

in solitaria riva, l'alma mia sempre al ciel si levi a volo, e di lei si ridica di Cristo esser amica.

Ferma dunque il mio piede, Signor, che non più unquanco indi mi parta, dove morto fosti. E se 'l cor lasso riede

al perforato fianco per sentir teco i tuoi dolor nascosti, fa' che mi sian riposti tuoi bei vestigi, sparsi

ove virtù si serba, sì che mia vita acerba lagrimando ritrovi ove acquetarsi: ch'altrove non s'appaga

ch'in te, l'alma mia vaga. Ovunque gli occhi volgo non trovo altro sereno, se non dove risplende il tuo bel lume.

Qualunque erba o fior colgo in questo vil terreno tosto si secca a l'usato costume, e sol dove il chiar fiume

descende dal tuo seggio, si fa giardino verde, che fior giamai non perde. Che fia così di me, umile cheggio:

oh quanta grazia e quale mi fia, s'io sarò tale. A Iesu Cristo andrai, canzon mai rozza, e fuggi questi boschi,

tanto che lo conoschi.

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