Quanta invidia ti porto, avara terra,
ch'abbracciasti il Signor, poi che fu tolto
di croce, e l'aria ascosa del bel volto
che diede pace a l'uom d'ogni sua guerra.
Quel che le porte eterne e apre e serra,
e tutto 'l mondo tiene in sé raccolto,
sendo dal propio spirto il corpo sciolto,
si chiude in picciol sasso e 'l ciel disserra.
Perché non venne a me sì buona sorte,
d'aver avuta quella compagnia
ne l'albergo del cor, com'è sua brama?
Ben detto allora avrei: ringrazio morte,
che posseder mi fa la vita mia,
e il vero ben ch'ogn'un bramando chiama.