Io mi solea scusare, e or m'accuso
e mi condanno, che mi fu sì caro
e dolce il mondo, ed or lo trovo amaro,
ed ogni error in lui veggio esser chiuso.
Onde finché la Parca volge il fuso
del stame di mia vita, con più chiaro
saper voglio seguir l'instinto raro,
che 'l ciel mi porge a molto miglior uso.
Ma perché a te, o Signor, senza te mai
ridur io non potria l'alma sciolta e vaga,
meco esser vogli, al ben dandomi il modo.
E pregoti, per quante pene e guai
che portasti per me, ch'ogni tua piaga
mi sia d'amor indisciolubil nodo.