Se io avesse pensato, che sì care
fossin le voci de' sospir in rima
a quella ch'è nel ciel, dopo Dio, prima,
fatte l'avrei più spesse e non sì rare.
E benché indegno i' sia di lei parlare,
ch'agli celesti cori siede in cima,
perch'impotente è la stemprata lima
a far le note mie soavi e chiare,
pur ogni studio mio sarà, com'era,
e più che fosse mai, con puro core
di lodar lei, non d'acquistarmi fama.
Ma chi senza il tuo aiuto farti onore
potria, qual merti, o madre tanto altera?
Nostro intelletto in ciò vinto si chiama.